Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Chirurgia d’urgenza a Pisa: come cambia con le nuove tecnologie e i vantaggi delle metodiche mininvasive

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Diffondere il ricorso a tecniche mininvasive nella chirurgia d'urgenza e presentare le principali novità nel campo della gestione delle emorragie traumatiche. Sono gli obiettivi del Congresso "Updates in Chirurgia d'Urgenza", organizzato dall'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (AOUP), che ha visto riuniti recentemente a Pisa alcuni tra i maggiori esperti italiani.

La giornata, patrocinata dalla Società Italiana di Chirurgia d'Urgenza e del Trauma (SICUT), ha visto una prima sessione dedicata a stimolare l'utilizzo di metodiche mininvasive, come la chirurgia laparoscopica, nei pazienti colpiti da patologie addominali acute. Una prassi che porta a decorsi post-operatori più brevi, una riduzione delle infezioni ospedaliere e un tempo di ripresa complessivo minore.

«In Italia, la chirurgia mininvasiva è utilizzata meno rispetto agli altri Paesi europei, per l'esattezza nel 28 per cento dei casi rispetto al 32 della Ue; tuttavia, parliamo di tecniche che potrebbero essere applicate nel 60-70 per cento dei pazienti - ha spiegato Massimo Chiarugi, Direttore dell'UO Universitaria di Chirurgia d'Urgenza dell'AOUP e Presidente del Congresso -. In urgenza, inoltre, dove l'intervento non è programmato, l'impiego è ancora inferiore. Questo perché i medici, date le situazioni particolarmente complesse che si trovano a gestire, preferiscono la chirurgia in aperto».

Un approccio che rischia di creare una netta divisione tra i diversi ospedali. Le tecnologie necessarie per questi interventi sono presenti sia nei centri Hub che in quelli Spoke (denominazione prevista dal modello organizzativo delle alte specialità), ma non sempre vengono impiegate. Alla base, stando a quanto affermato gli esperti riuniti a Pisa, sono presenti la mancanza di abitudine nell'utilizzo di queste tecnologie e, non in ultimo, la scelta individuale del medico, legata alla sua formazione e esperienza. «È importante far comprendere quali sono i casi e le indicazioni che è preferibile affrontare per via laparoscopia, così come le controindicazioni - ha continuato Chiarugi -. Allo stesso modo, è importante avere un quadro chiaro dei risultati che si possono ottenere con questa metodica. L'individuo non sceglie il chirurgo d'urgenza, perciò, un progetto formativo comune potrebbe rendere omogeno il trattamento nei vari ospedali in cui il paziente acuto si trova ad essere operato».

Tra i principali interventi di chirurgia addominale d'urgenza, trattabili con tecniche mininvasive, ci sono le patologie acute gastroduodenali, le colecistiti, le occlusioni intestinali, l'appendicite acuta, i problemi infiammatori del colon-retto e le diverticoliti. «L'obiettivo è instaurare un sistema basato su formazione, aggiornamento e scambio di esperienze; questo per coinvolgere il maggior numero di chirurghi d'urgenza, così da offrire i benefici di un trattamento mininvasivo a tutti i pazienti che in acuto entrino nel nodo Hub o Spoke di una rete ospedaliera. Si tratta dello spirito alla base dell'evento congressuale, con il quale sono stati presentati i temi dell'incontro» - ha puntualizzato il Presidente del Congresso.

Gli esperti riuniti a Pisa, hanno definito "caldo" nella chirurgia d'urgenza odierna, il tema del controllo dell'emorragia nel trauma dell'addome. Si tratta di tutte quelle situazioni che provocano sanguinamenti all'interno della parete addominale, in seguito a un evento traumatico come un incidente, una ferita da arma da fuoco o cadute accidentali. Casi che portano alla maggior parte dei decessi per trauma. In tal senso, è fondamentale che il medico sia in grado di gestire al meglio questo tipo di emorragie severe e, talvolta, drammatiche arrestandole, anche momentaneamente. Per far ciò, oggi, è possibile ricorrere a strumenti che interrompono il sanguinamento nel paziente stabilizzandone i parametri; la tecnica di packing consiste, ad esempio, nel comprimere la lesione sanguinante. La sua efficacia è dimostrata nei traumi epatici e in quelli del bacino.

«Quando si presenta un trauma epatico complesso il paziente è instabile, ipoteso e in shock - ha affermato Chiarugi -; di conseguenza, il chirurgo può, in certi casi, adottare la strategia del packing, utilizzando garze di grosse dimensioni che, comprimendo il perimetro del fegato, bloccano l'emorragia. Un metodo che, oltre a rappresentare la soluzione definitiva in una buona percentuale dei casi, dà il tempo necessario per comprendere se trasferire il paziente in un altro centro o se aspettare, rimuovere le garze e analizzare la situazione».

Strumenti semplici e universali che, spesso, rappresentano l'unica soluzione efficace per il controllo di queste situazioni, ma di cui è necessario conoscere le corrette strategie d'impiego. «Se la tecnica viene utilizzata in modo errato, se la compressione è in eccesso o in difetto, la metodica è inefficace o controproducente - ha spiegato ancora il Presidente del Congresso -. Perciò, bisogna sapere come posizionarla e in che modo e quando rimuoverla».

Tra le principali novità in questo ambito, infine, di cui si è discusso al Congresso, c'è la metodica Resuscitative Endovascular Balloon Occlusion of the Aorta (REBOA). «Il REBOA si utilizza nei pazienti con importanti emorragie addominali. È formato da un palloncino con un catetere che, introdotto tramite l'arteria femorale nel passaggio tra aorta toracica e addominale, una volta gonfiato, è in grado di interrompere il flusso ematico dell'aorta e bloccare, di conseguenza, il sanguinamento a livello dell'addome. Poi, riparate le lesioni, il palloncino viene sgonfiato e il catetere sfilato. Questo permette di lavorare in una condizione di completo controllo dell'emostasi» - ha concluso Chiarugi.

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