Chiude l'edicola in Borgo Stretto confiscata alle mafie: "Troppi costi, ma sarà riconvertita"

L'annucio è stato dato dall'associazione Libera: "Non è una sconfitta, ma una nuova partenza"

L'inaugurazione di giugno 2014 con Don Ciotti

Dal 1° marzo 2018 cesserà l'attività di rivendita dei giornali dell'edicola 'I Saperi della Legalità' di Borgo Stretto, la prima azienda toscana confiscata alle mafie e riutilizzata ad uso sociale da Libera. Nel giugno 2014 l'esercizio fu inaugurato alla presenza di tanti sostenitori dell'iniziativa, insieme al noto parroco antimafia Don Ciotti.

"La decisione di cessazione dell'attività di rivendita - spiegano dall'associazione -deriva dalle molteplici difficoltà già rese pubbliche in occasione di tavoli istituzionali e convegni: la crisi del settore editoriale che sta producendo la serrata di molte edicole stritolate tra il calo delle vendite cartacee e i bassi margini di profitto, l'impossibilità di differenziare l'offerta del prodotto, la chiusura temporanea di alcuni mesi dell'attività sequestrata prima dell'attuale gestione, i molti oneri di spesa (suolo pubblico, pubblicità, locazione dell'attività verso l'autorità giudiziaria) che non tengono conto della particolarità dell'azienda confiscata, la gestione di tipo aziendale che pur garantendo la qualità degli inserimenti lavorativi del personale iscritto alle categorie protette, si è rivelata troppo onerosa e non indicata per un'attività generalmente gestita a 'conduzione familiare'".

Non una fine, ma un nuovo inizio: "Stiamo tuttavia già lavorando ad un progetto di riconversione del chiosco, che presenteremo il 21 marzo, in occasione della manifestazione regionale della 'Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie'. L'obiettivo è che il patrimonio valoriale e culturale costruito in questi anni attorno all'edicola di Borgo Stretto non vada disperso, ma anzi continui a produrre nuove e importanti ricadute sociali, come quelle di cui andiamo fieri dopo questi primi quattro anni di attività: l'inclusione sociale delle persone occupate, le visite di migliaia di studenti e di alcuni testimoni antimafia, le decine di iniziative pubbliche di fronte al chiosco, in aule universitarie, scuole, sedi associative, fino alla nascita di un gruppo di studio per il monitoraggio dei beni sequestrati e confiscati della provincia e per lo sviluppo di una progettualità di riutilizzo sociale, come accaduto nel caso dell'appartamento assegnato al comune di Montopoli. Non una 'sconfitta' quindi, ma una nuova partenza, con la stessa determinazione e gli stessi sogni di quattro anni fa".

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