Sabato, 25 Settembre 2021
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Chiude 'L'isola che c'è': le mamme dei bambini prematuri finiscono in mezzo alla strada

La causa della chiusura della casa alloggio dell'associazione APAN la mancanza di fondi in seguito ai tagli al sociale della Regione Toscana. Tante famiglie non avranno più un punto di riferimento per stare vicino ai propri figli ricoverati in Neonatologia

"Anni fa ho avuto un parto pretermine, il mio bambino pesava appena un chilo. Io l'ho potuto toccare solo dopo quattro mesi. Lo vedevo mezz'ora al giorno dietro ad un vetro. Il resto del tempo lo passavo nel piazzale dell'ospedale. Non riuscivo ad andare a casa: dovevo stare vicino a lui in qualche modo". E' nata così la casa accoglienza 'L'isola che c'è', al Santa Chiara, un punto di riferimento per tutte le mamme di quei bambini nati prematuri che non possono subito tornare a casa dopo la nascita. E' Cristina Galavotti ad aver creato questo progetto di APAN (Associazione Pisana Amici del Neonato), ma ora il destino della struttura sembra segnato per sempre. "Il 30 settembre saremo costretti a chiudere i battenti - afferma Cristina, assistente sociale che ha saputo trarre dalla nascita burrascosa del suo bambino lo spunto per aiutare le tante madri che avrebbero vissuto la sua stessa situazione - purtroppo non abbiamo i fondi per proseguire". La causa: i tagli dei finanziamenti dalla Regione. "Hanno tagliato trasversalmente anche nel sociale, senza andare a guardare ciò che veniva eliminato - spiega Cristina - ma questo progetto è un aiuto importante per tante famiglie, io chiedo solo a chi ha deciso di tagliare di venire a vedere l'aiuto che diamo".

Due assistenti sociali, una educatrice e una counselor per fornire tutta l'assistenza di cui le mamme di un bambino prematuro o con patologie, ricoverato presso la terapia intensiva e sub intensiva del reparto di Neonatologia dell’Ospedale Santa Chiara, hanno bisogno, un sostegno che spesso è anche psicologico. "Il progetto ha bisogno di almeno 50mila euro annuali per andare avanti, quest'anno ce ne hanno assegnati 40mila - sottolinea ancora Galavotti - è impossibile continuare e siamo costretti a chiudere. L'8 ottobre siamo stati convocati dalla Società della Salute, ma non sappiamo il motivo. Ad oggi però, se niente cambia, mercoledì prossimo sarà il nostro ultimo giorno". Così le sei mamme che attualmente risiedono nella casa alloggio (la struttura ha nove posti letto ma può accogliere molte più persone durante la giornata) saranno costrette ad andarsene e a passare magari il loro tempo su una panchina, proprio come Cristina ha fatto anni fa, quando 'L'isola che c'è'...ancora non c'era.casa alloggio l'isola che c'è-3

Nata nel 2002, ha ospitato 1780 famiglie, solo nel 2015 sono 101 le mamme che hanno alloggiato nella casa. E ora tutto sta per essere spazzato via per appena 10mila euro. Per cambiare la sorte della struttura è stata lanciata una petizione on line, rivolta al presidente della Regione Enrico Rossi e all'assessore regionale alla Sanità Stefani Saccardi, che in poche ore ha raccolto quasi 2500 firme. E proprio nella pagina internet della petizione si leggono i motivi per cui in tanti hanno deciso di firmare. "Ho firmato perché da studentessa di infermieristica pediatrica ho fatto il tirocinio in quei reparti ed ho visto quanta sofferenza ci può essere, quanto sia difficile distaccarsi dal proprio figlio, quanto sia difficile vederlo così piccolo in quella gigantesca incubatrice con tutti quei tubicini che escono entrano nel suo corpicino..in più se i genitori vivono a km di distanza la situazione si complica...le mamme in quel periodo sono fragili ed hanno bisogno di un sostegno" scrive Angela.

"20 anni fa in quell'ospedale è nato mio figlio - scrive Valentina - pesava 750 grammi e tutti i giorni, per tre mesi e mezzo, facevo quasi 100 km per vederlo al di là di un vetro.. senza poterlo prendere in braccio o toccare..per questo ho firmato..nessun genitore dovrebbe più vivere quello che ho vissuto io". "Mia figlia alla nascita è stata ricoverata a Pisa per 18 giorni - fa eco Giulia - la casina ha 'alleggerito' le mie giornate, dandomi un posto dove riposare e cenare". Questi sono solo alcuni messaggi di tante mamme la cui sofferenza è stata in parte alleviata da 'L'isola che c'è'. E proprio quelle stesse mamme che hanno vissuto momenti così drammatici domenica 27 settembre alle ore 11 si ritroveranno presso il Piazzale degli Spedalinghi dell'Ospedale Santa Chiara. "Faremo una manifestazione simbolica fino alla Torre di Pisa per tenere alta l'attenzione sul problema - conclude Cristina Galavotti - ogni anno la casa accoglienza è a rischio chiusura, ma quest'anno i fondi sono troppo esigui e non riusciamo ad andare avanti. Quello che chiediamo è che la casa accoglienza non sia più un progetto rinnovabile di anno in anno, ma diventi un servizio che l'ospedale mette a disposizione delle mamme dei piccoli pazienti".

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