Sportello migranti alla Sds di Pisa in dubbio: 6 posti di lavoro a rischio

Le associazioni che gestiscono il servizio chiedono un nuovo incontro alla presidente ed assessore Gambaccini, che spiega: "Proporrò sedi in altri comuni, altrimenti rinunceremo al finanziamento"

E' per il momento ancora operativo, ma la convenzione è scaduta. Sono preoccupate le 6 dipendenti dello sportello migranti ospitato presso la Società della Salute in via Saragat, servizio gestito insieme dalle associazioni Batik e DIM. Da un lato l'apertura potrebbe ridursi o non essere più assicurata, perlomeno a Pisa; dall'altro lo spettro della perdita del lavoro. "Facciamo questa attività dal 1999, vent'anni -  afferma la portavoce Carmen Capossela - abbiamo lavorato bene con tutte le amministrazioni e le dirigenze, ora si rischia di chiudere. Siamo sconcertate, ribadiamo la nostra disponibilità ad incontrare la presidente Sds ed assessore al sociale Gianna Gambaccini per un nuovo confronto".

Da 4 anni il servizio viene svolto dal lunedì al venerdì in via Saragat, più il sabato mattina presso le rispettive associazioni: "Parliamo di oltre 600 utenti all'anno, sono tanti - insiste Carmen - offriamo, sempre gratuitamente, informazioni, assistenza e orientamento per permessi di soggiorno e per le pratiche legate all'immigrazione. Serviamo tanti cittadini italiani, come nel caso dei colloqui che facciamo con le famiglie pisane che cercano una badante. Diamo una mano agli stessi uffici comunali, peraltro sempre più ridotti, ci interfacciamo quotidianamente con Prefettura, Questura, Inps, Inail grazie alla nostra esperienza ormai storica. Insistiamo per un incontro perché crediamo non si conosca appieno tutta questa realtà".

Il servizio viene svolto sulla base di una convenzione, che rispondendo a dei bandi è sempre a tempo determinato: "Si sfruttano risorse regionali o statali - spiega Carmen - non paga nemmeno il Comune. Siamo legate a contratti temporanei, ma il lavoro c'è. L'ultima convenzione è scaduta a dicembre, attualmente l'attività prosegue fino a giugno in continuità, poi non lo sappiamo. Ad agosto ho avuto un colloquio con l'assessore, che si diceva intenzionata a garantire il servizio, in caso spostandolo dalla Sds. Da settembre non abbiamo più avuto notizie, poi a gennaio mi ha comunicato l'intenzione di chiudere".

"Siamo preoccupate - insiste la portavoce - per le ricadute sul territorio ed il nostro lavoro. Non vorremmo pagare noi questioni politiche: siamo in 6, donne laureate e con master, tutte pisane. Offriamo servizi di cui beneficiano anche italiani. Siamo un presidio che controlla i movimenti degli stranieri, che poi tanto stranieri non sono visto che molti sono italiani di seconda e terza generazione. Perché questa decisione? Chiudere lo sportello o spostarlo in qualche altro comune non cambia nulla in termini di presenza di immigrati, che sono stanziali, vivono e lavorano in città. Si crea solo un disservizio. Dal canto nostro - conclude Carmen - ribadiamo l'invito al confronto ed intanto prenderemo appuntamenti con gli altri sindaci della Sds pisana per capire cosa ne sarà di noi e del servizio".  

L'assessore al sociale e presidente della Sds Gianna Gambaccini conferma che "la scorsa settimana e nei mesi precedenti ho incontrato più volte la responsabile dell'associazione Batik a cui avevo già illustrato le mie intenzioni in merito agli sportelli per l'immigrazione che ci sono a Pisa". Poi spiega: "La legge prevede la presenza di un solo sportello per l'immigrazione per ogni singolo comune, cosa che ovviamente manterremo anche a Pisa. La proliferazione di più sportelli tutti con sede a Pisa, nati sulla scia di un progetto zonale diventato nel tempo servizio stabile, fa parte di un sistema di welfare che non condivido, in quanto non favorisce la piena integrazione degli immigrati regolari, che si possono invece rivolgere, come tutti i cittadini italiani, agli sportelli specifici messi a disposizione dal Comune, dalla Prefettura e dagli altri enti pubblici".

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Sui prossimi passi: "Come Presidente della Società della Salute proporrò ai comuni afferenti, durante la prossima assemblea, di ospitare uno sportello delle associazioni, per potenziare i loro servizi ed eventualmente dare continuità a un'esperienza che ha generato nel tempo alcuni posti di lavoro. Anche se il servizio è sostenuto da fondi regionali o statali, sono comunque risorse pubbliche e da buoni amministratori credo sia inopportuno accaparrarsele per far funzionare un modello che non si ritiene utile per gli scopi che si prefigge. Qualora nessun comune fosse disponibile sono disposta a rinunciare a quel finanziamento che sarà speso in maniera spero più virtuosa dalla Regione Toscana".

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