Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Scuole e ripartenza, molte classi senza un'aula: "Così l'istruzione non è garantita"

Varie sigle cittadine e molti insegnanti denunciano le condizioni di difficoltà del ritorno in presenza. Cronica la mancanza di spazi

Occhi puntati ad una ripartenza scolastica in presenza ed in sicurezza anti-Covid, ma senza le aule per fare lezione. O con le aule, ma scapito di tutta la didattica in laboratorio o specialistica, o degli spazi comuni, sacrificati per banchi e lavagne. Si è svolto stamani, 2 settembre, presso il liceo Buonarroti di Pisa al Concetto Marchesi, il presidio di varie sigle di associazioni e gruppi di insegnanti per denunciare le grandi difficoltà il cui il settore scolastico versa, a pochi giorni ormai dalla campanella. Un coordinamento informale che va avanti da circa un anno, di cui fanno parte: Il Barone Rampante, Proprità alla Scuola Pisa e Pontedera, Gilda, Cobas, Una Città in Comune e Fcl-Cgil.

Lo scopo dei manifestanti è quello di "mostrare alla cittadinanza il valore reale attribuito dalle istituzioni al diritto costituzionale dell'istruzione pubblica". Le responsabilità sono condivise, spiega Giovanni Bruno di Cobas Scuola: "Sicuramente c'è un'inadempienza dei ministeri e governi che si sono susseguiti, che a parole vogliono superare le classi pollaio ma niente viene fatto. Anche i fondi, pochi, previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sono orientati più sulla digitalizzazione che sull'edilizia. O pensiamo agli organici: mancano 113mila insegnanti, solo in parte coperti dai prossimi circa 70mila nuovi ingressi, ma anche fossero stati assunti tutti comunque non sarebbe sufficiente". Poi c'è il piano locale, "Comune e Provincia di Pisa in questo ultimo anno e mezzo non hanno fatto nessuna programmazione di sorta e ora è tutta una corsa contro il tempo".

Le organizzazioni delle singole scuole sono in corso. "Si cerca - dice Massimina Gigante, insegnante del Carducci e membro di Gilda - di far tornare i conti, a scapito però di studenti e docenti. Al Carducci abbiamo deliberato le ore da 50 minuti, con turnazioni per dividere le ore, mantenere un giorno libero e trovare a turno gli spazi necessari alle lezioni". Aule che magari, ad oggi, ancora non ci sono. Le stime che emergono dagli insegnanti presenti al presidio parlando di 17 aule mancanti su 54 richieste al liceo Buonarroti, da 7 a 9 al Carducci su una 50ina in tutto, dalle 5 alle 7 al Dini su 51, al Santoni 8 su 47. Viene così descritto un sistema dove le strutture scolastiche devono cercare di far tornare i numeri, senza poter badare troppo alla qualità. Orsetta Innocenti, Il Barone Rampante: "In scuole professionali o specialistiche l'attività ordinamentale è fatta anche da un terzo di attività in laboratori, con lo stop a tutto questo come si fa a parlare di diritto allo studio?". L'emergenza, cronica, porta ad una catena di soluzioni tampone dove qualcuno paga sempre. Fausto Pascali di Priorità alla Scuola: "Non solo si agisce in ritardo, con soluzioni tutte da trovare, si lesiona anche la possibilità di scelta della scuola. Se uno studente deve cambiare scuola gli viene detto di no perché anche solo una persona fa sballare i conti".

Leila D'Angelo di Gilda fa l'esempio "dell'ex asilo Perodi al complesso Carducci. E' vuoto, ma non viene usato per un problema di accordi fra Comune e Provincia. Sarebbero 3 aule possibili. Gli enti locali potevano progettare da tempo l'organizzazione degli spazi, la progressione nelle scuole del numero degli studenti è ben conosciuta in base ai dati del Provveditorato, si sa della riduzione dei bimbi in asilo e dell'aumento della necessità di spazi per chi frequenta le scuole di secondo grado. Ma ci si muove sempre all'ultimo". In Provincia non va meglio, le insegnanti Carlotta Cini e Sondra Cerrai parlano del Pesenti di Cascina: "Ogni spazio è usato per le aule - raccontano - è giusto che la didattica in presenza abbia la precedenza, ma ciò comporta l'eliminazione di altri spazi importanti, come la biblioteca e l'aula docenti. L'auditorium è chiuso da almeno 5 anni, gli studenti non hanno più fatto un'assemblea di istituto 'intera', bensì solo depotenziata. E' stata insomma tagliata la vita scolastica, la scuola è considerata come una macchina e non più come uno spazio sociale". 

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