Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca Via Aurelia

Aurelia, bruciavano copertoni e rifiuti: arrestati e rimessi in libertà

Sono stati i Carabinieri di passaggio nella zona della ditta ex Galazzo a notare il fumo e ad approfondire i controlli. I tre, tra cui una donna, erano attorno al fuoco. Erano già noti alle forze dell'ordine per la precedente occupazione dell'area e altri reati

(foto d'archivio)

Una colonna di fumo nero che proveniva dall'area dell'ex ditta Galazzo, lungo l'Aurelia a Pisa, una zona occupata spesso da famiglie di rom e già al centro di interventi delle forze dell'ordine nelle scorse settimane.

E' stata una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri, in turno nella notte tra sabato e domenica, a vedere il fumo.
L’auto dei militari dell'Arma è entrata così all’interno dell’ex sito industriale a luci spente, notando che attorno al fuoco acceso vi erano tre persone intente a bruciare copertoni ed altri rifiuti; scesi dall’autoradio i due militari si sono avvicinati al fuoco, riuscendo a bloccare i tre. In quel contesto i militari hanno dapprima ipotizzato che i responsabili stessero bruciando del rame da rivendere poi al mercato nero, salvo poi accertare che in realtà ciò che bruciava erano soltanto rifiuti che però, per loro natura, andrebbero smaltiti secondo le previste procedure.

I tre, tra i quali una donna, sono stati arrestati. Sono tra l'altro conosciutissimi alle forze dell’ordine, per essere stati più volte denunciati, in concorso con altri, per l’occupazione abusiva della stessa area e per reati contro il patrimonio, principalmente furto. Si tratta di A.F., 24 anni, I.M., 25 anni, e I.D., 42 anni.

Il reato contestato, di natura ambientale, è l’art. 256 bis (combustione illecita di rifiuti) del decreto legislativo 152 del 2006 del testo unico in materia ambientale, che prevede una pena che va da tre ai sei anni di carcere. E’ una norma inizialmente pensata per l’emergenza rifiuti in Campania, ma che di fatto è estendibile ovunque vi siano roghi incontrollati di rifiuti.

Il pubblico ministero ha disposto, nei confronti dei tre rumeni, la remissione in libertà, non ritenendo di dover adottare misure cautelari.

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