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Cronaca Cascina

La Società Operaia commemora la figura di Comasco Comaschi

Appuntamento domenica 3 aprile per conoscere la storia umana e professionale del giovane anarchico ucciso nel 1922

Proseguono a Cascina le iniziative per ricordare la figura di Comasco Comaschi, l’artigiano del legno e anarchico ucciso in un agguato dalle squadracce fasciste il 19 marzo 1922. Dopo gli eventi andati in scena nel giorno del centenario del suo assassinio, domenica 3 aprile andrà in scena una visita guidata alla sede della Società Operaia, dove si potranno ammirare alcune delle opere realizzate da Comasco Comaschi ed apprezzare la sua figura di ebanista. L’appuntamento è in via Curtatone 60, domenica 3 aprile alle 16, con visita guidata solo su prenotazione al 348.8833965.

"Cascina continua a ricordare Comasco Comaschi a 100 anni dalla sua tragica uccisione - sottolinea Bice Del Giudice, assessore alla cultura del Comune di Cascina - e così, dopo le celebrazioni dello scorso 19 marzo e la conferenza organizzata nella nostra biblioteca comunale, domenica 3 aprile andremo alla scoperta dell’uomo Comasco Comaschi e lo faremo in collaborazione con la Società Operaia di Cascina, che aprirà le porte del museo delle arti e dei mestieri per farci conoscere l’uomo e l’ebanista che è stato". A fare gli onori di casa sarà Meri Gronchi, presidente della Società Operaia. "La Società Operaia dedica un doveroso e sentito incontro alla memoria del nostro associato Comasco Comaschi - aggiunge Meri Gronchi - aprendo la sede con un’esposizione speciale, dove sarà possibile apprezzare e visionare le memorie di Comasco come giovane uomo ed ebanista. I visitatori toccheranno con mano manufatti creati dal maestro e reperti documentali che testimoniano il suo impegno anche all’interno della Società Operaia, potendo così apprezzare la realtà storico lavorativa e stilistica dell’epoca".

Comasco Comaschi era un giovane noto e stimato per la sua profonda umanità, che lo aveva portato a lottare e schierarsi dalla parte degli umili e diseredati. Si considerava 'figlio spirituale di Leone Tolstoi e Pietro Gori', dai quali aveva appreso la profondità della dottrina umanitaria e l’alta dedizione morale. A testimonianza di questo, nel 1921, difese con estremo valore alcuni suoi allievi della Scuola d’Arte, che erano stati minacciati da un gruppo di fascisti affinché aderissero al fascismo. Un atto di coraggio che equivalse, di fatto, ad una 'condanna a morte'.

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