Cronaca

Accoglienza, Pisa fuori dallo Sprar: "E' propaganda, si perdono posti di lavoro"

L'Arci critica la decisione del Comune di Pisa di uscire dal progetto: "Non si liberano risorse per altro, i fondi sono destinati solo all'integrazione"

Continua a far discutere la decisione del Comune di Pisa di ritirare la propria adesione al progetto di accoglienza Sprar. Ad attaccare la decisione dell'amministrazione è il Comitato di Pisa dell'Arci, che esprime "preoccupazione per la prossima chiusura del progetto, ricordando che negli anni sono state accolte oltre 200 persone, rifugiati che hanno intrapreso e concluso percorsi di inclusione sociale all'interno e fuori dal territorio pisano".

"Nella scelta dell'amministrazione - scrive in una nota queste persone sono viste come 'pacchi' da spostare da un territorio all'altro, senza tener conto del lavoro di ricostruzione della vita di queste persone, della riconquistata autonomia dopo i traumi e le violenze subite. Ricordiamo che i beneficiari Sprar (ordinario e sanitario) sono titolari riconosciuti di Protezione Internazionale che non hanno scelto di migrare. Pensiamo che le motivazioni date a giustificazione della chiusura siano assolutamente finalizzate alla propaganda e che non tengano conto delle ricadute pesanti che questa scelta miope avrà anche sul territorio e sulla cittadinanza".

Nel tempo scrive l'Arci che "queste risorse hanno favorito in passato una dinamizzazione sul territorio e un accrescimento, garantendo relazioni sociali tra cittadini autoctoni e rifugiati e investendo sul territorio in varie professionalità locali come idraulici, falegnami, elettricisti, agricoltori, insegnanti, mediatori, psicologi, esercizi commerciali, cittadini privati che hanno messo a disposizione immobili, contributi alla spesa sanitaria, contributo al trasporto pubblico, agenzie formative, autoscuole, incentivi alle aziende per le assunzioni di rifugiati".

Inoltre l'intenzione dell'amministrazione di una redistribuzione di risorse sarebbe inutile: "Le risorse del progetto Sprar - specifica l'Arci - non potranno essere investite né in bonus bebè né in contributo per la maternità, in quanto il progetto è finanziato dal Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell'Asilo (FNPSA, Ministero dell'Interno) che ha una sola specifica destinazione: il finanziamento di progetti di accoglienza e integrazione da parte degli Enti Locali nell'ambito dello Sprar. La chiusura del progetto invece contribuirà ad aggiungere marginalità sociale ed emergenze che in qualche modo i servizi del territorio saranno chiamati a fronteggiare".

"Infine - conclude l'associazione - la chiusura del progetto porterà alla perdita del lavoro per gli operatori sociali, figure professionali altamente specializzate e con esperienza nel settore che hanno reso possibile, nel corso degli anni, percorsi di integrazione e tutela coinvolgendo una rete territoriale consolidata nel tempo e rendendo possibile un esempio di eccellenza di welfare locale e di comunità".

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