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Filiera agroalimentare e Coronavirus: "Oltre 8mila le attività ancora aperte in Provincia"

I dati sono forniti da Cna Pisa che studia una strategia per il rilancio puntando su "qualità alimentare e riscoperta dei nostri produttori e delle nostre botteghe di vicinato"

In provincia di Pisa sono circa 8200 le imprese attualmente aperte nei settori dell'agricoltura, dell'artigianato, della piccola impresa, dell'industria e distribuzione. Lo rende noto Cna Pisa. "Numeri - spiega in una nota l'associazione - che ricalcano le proporzioni del dato nazionale". Più nel dettaglio sono 3400 le imprese agricole attive, 279 quelle di trasformazione alimentare (di cui ben 200, il 71,7% sono imprese artigiane) e 16 per la preparazione di bevande (di cui la metà artigiane). Poco più della metà del totale della filiera agroalimentare pisana è invece composta da attività di ristorazione (quasi 2500) e negozi di commercio al dettaglio (poco meno di 2000).

Si tratta di un settore che, sempre secondo i dati di Cna, "impiega non meno di 20.000 addetti" e che in questo momento di emergenza sanitaria "sta subendo profondi mutamenti che con ogni probabilità saranno permanenti". Le note dolenti ci sono, "basti pensare - osserva con preoccupazione Daniele Fagiolini presidente Cna Horeca Pisa - alla chiusura quasi totale della ristorazione: diciamo quasi totale, perchè quest'ultima ha dato vita al 'servizio a domicilio' cercando di compensare, ma con margini davvero ridotti, la chiusura. È chiaro che in ogni caso le esperienze fatte in questo periodo potranno essere utili anche in futuro". Non è da meno la micro e piccola attività di produzione e trasformazione artigianale alimentare: "Le attività - annota Giovanni Angiolini presidente Cna Alimentare Pisa - sono quasi tutte ferme anche perché non ricevono ordini dalla ristorazione in genere. Un po’ di respiro viene invece dato all’industria alimentare che produce per la grande distribuzione".

"Come Cna Agroalimentare e Horeca - affermano all’unisono Fagiolini e Angiolini - vogliamo comunque dare un messaggio di speranza, concentrandosi sulla valorizzazione di ciò che produciamo. Mai come in questo momento l'attenzione va posta sulla qualità alimentare, sulla riscoperta dei nostri produttori, delle nostre botteghe di vicinato, sulla creazione di nuove sinergie tra produttori, trasformatori e ristoratori. Dobbiamo e vogliamo far passare un messaggio 'mangiare sano, mangiare italiano, mangiare locale'. Dobbiamo agire, ci vuole creatività, una strategia, una visione di insieme, unità di tutta la filiera. Su questo un aiuto potrebbe arrivare anche dalle piattaforme digitali, anche perché per i grandi eventi per il rilancio del settore come le fiere dovremo aspettare un po' di tempo e comunque non prima del 2021. Questo nuovo scenario ha visto tutti noi impreparati, un’emergenza mai gestita in precedenza e dalle dimensioni inimmaginabili ma dobbiamo essere capaci di cogliere i cambiamenti e le opportunità che questi ci presentano".

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