La Caritas lancia l'allarme: "Aumentano i poveri, diminuiscono i volontari"

L'appello di don Morelli: "Subito misure per contenere anche le conseguenze economiche e sociali della pandemia. Come diocesi pensiamo ad un fondo anti-crisi. Grazie alla Fondazione Pisa per la cospicua donazione"

Sono 1.222 le persone seguite dai servizi della Caritas diocesana di Pisa nelle due settimane comprese fra il 10 e il 26 marzo, il periodo successivo al decreto 'Resto a Casa' e l'11,1% di esse, pari a 136 persone, sono cosidetti 'nuovi poveri', ossia uomini e donne totalmente sconosciute alla rete dei servizi Caritas che pure accoglie e accompagna circa 1.600 persone all'anno. "In pratica - sintetizza il direttore don Emanuele Morelli - una persona su dieci fra quelle che seguiamo in questi giorni non la conoscevamo: è il primo impatto sui più poveri dell'emergenza sanitaria che stiamo vivendo ormai da quindici giorni”.

Almeno guardando a questi primi giorni paiono essere tre i nuovi profili che emergono fra i più poveri del territorio, "ma è un fenomeno, purtroppo, destinato ad evolversi molto rapidamente e dunque da monitorare con estrema attenzione" sottolinea don Morelli. Ci sono, intanto i 'senza dimora' e coloro che vivono in abitazioni precarie: non gli 'storici' della città, abituali frequentatori delle strutture della Caritas. "Alle nostre mense, riconvertitesi da due settimane a questa parte in centri di distribuzione - dice il sacerdote - abbiamo ospitato 174 persone assicurando 452 buoni pasto, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2019, e circa un sesto di essi (17,8%) è una persona che non era conosciuta dai nostri servizi". Poi ci sono i cosiddetti giostrai, gestori di giochi e attrazioni per bambini: "Ci hanno già contattato sei nuclei per un totale di circa 60 persone, anch'esse tutte sconosciute al nostro sistema" sottolinea don Morelli. Infine il mondo del lavoro ambulante: "Per adesso ci hanno cercato soprattutto stranieri ma ritengo assolutamente plausibile, purtroppo, che il disagio possa diffondersi: al momento seguiamo 18 nuclei per un totale di 81 persone: oltre la metà di questi non ci avevano mai cercato".

Il tutto a fronte di una notevole riduzione dei volontari, causa il comprensibile timore del contagio e le doverose misure di contenimento decise dalle autorità: "In due settimane siamo passati da una squadra di 278 persone, fra operatori, giovani in servizio civile e soprattutto volontari ad una di appena 29 persone. Abbiamo dovuto sospendere l'attività della mensa di San Francesco, ma Cottolengo e Santo Stefano Extra Moenia continuano a funzionare, sia pure come centri di distribuzione, al pari della Cittadella della Solidarietà, del servizio docce e del Centro d'Ascolto di via delle Sette Volte, sia pure con modalità compatibili con le indicazioni richieste per contenere la diffusione del virus".

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Però alla lunga rischia di essere una sfida impari. "Temiamo - dice il sacerdote - che la prospettiva di superare prima l'emergenza sanitaria e poi pensare alla crisi sociale ed economica possa condurre a conseguenze nefaste per tante persone: la pandemia, purtroppo, ci condizionerà ancora per diverso tempo, anche se speriamo tutti sia il più breve possibile e, quindi, sentiamo l'esigenza di mettere in campo subito misure per contenere il più possibile i processi d'impoverimento in modo, fra l'altro, da farci trovare pronti alla ripresa. Come diocesi pensiamo ad istituire un fondo anti-crisi per sostenere le persone in questo periodo e ringraziamo tantissimo la Fondazione Pisa che ci ha fatto un importante donazione proprio per fronteggiare questa fase di emergenza. Ma è importante anche coordinarci il più possibile per evitare il disperdere di energie e risorse, anche se le regole del “distanziamento sociale” rendono un po' più complicate le sinergie. E soprattutto è necessario mettere in campo strumenti forti, a livello nazionale e locale, in grado di rinvigorire e ampliare considerevolmente le reti di protezione sociale. Altrimenti saremo destinati a pagarne le conseguenze per anni".

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