Fase 2, il grido d'allarme dei locali pisani: "Molte attività scompariranno"

Titolari di bar e ristoranti della città divisi nel giudicare i tempi di riapertura decisi dal Governo. Tutti sono però d'accordo: "Senza aiuti tante attività chiuderanno"

Foto d'archivio

Da una parte la consapevolezza della difficoltà della situazione che stiamo vivendo. Dall'altra la preoccupazione per il presente e soprattutto il futuro delle proprie attività. Imprenditori pisani divisi sulla decisione del Governo Conte di riaprire bar e ristoranti dal 1° giugno. Tutti sono però d'accordo su un punto: "Molte aziende purtroppo spariranno".

A difendere la scelta è Robert Mozzachiodi, titolare dell'Osteria Bernardo e della focacceria 'Dal Mozza Gourmet'. "Anche se ci avessero dato il permesso di riaprire il 18 maggio - afferma Mozzachiodi - non lo avremmo fatto per non mettere a repentaglio la salute nostra e dei nostri clienti. Per lo stesso motivo in questo periodo di lockdown abbiamo deciso di fare solo le consegne a domicilio, rinunciando invece all'asporto. Ovviamente c'è anche una preoccupazione di tipo economico, ma la priorità resta quella della salvaguardia della salute".
Secondo Dario De Nigris, titolare del Bazeel, sarà invece necessario "aspettare tempi migliori". "La situazione è complicata - spiega De Nigris - stiamo valutando se riaprire bar e ristorante dal 1° giugno. Il problema, più che la data di riapertura, è la totale assenza di turisti e studenti, una situazione che caratterizzerà anche i prossimi mesi. Forse riapriremo ma sarà difficile riuscire a reggere il colpo e molte attività saranno destinate a chiudere".
Sulla stessa linea Gianfrancesco Cutelli, della gelateria De' Coltelli. "Mancano turisti e studenti - dice Cutelli - e purtroppo molte attività legate al turismo e alla ristorazione chiuderanno. Rispetto ad altre Regioni la Toscana si è mossa prima permettendoci di fare, oltre alle consegne, anche il servizio d'asporto: è un modo per ripartire un po' alla volta e i nostri clienti sono contenti. Certo il guadagno rispetto a prima è risibile. Dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo ed essere consapevoli che certe modalità di vendita d'ora in avanti rimarranno".

Secondo Daniela Petraglia, titolare del ristorante 'La Pergoletta', quella del Governo è invece una scelta "scellerata". "Non è possibile - afferma la Petraglia - tenere chiuse le attività senza fornire gli strumenti necessari per la loro sopravvivenza: le casse integrazione non si sono viste, il ridicolo bonus di 600 euro è arrivato a singhiozzo, ci sono grosse difficoltà nell'accedere al credito e non si è pensato a distribuire risorse a fondo perduto. L'asporto e il servizio a domicilio servono a tenerci attivi ma non ci permettono di guadagnare. Il Governo ha parlato tanto e fatto poco, prendendo in giro gli imprenditori. Siamo molto arrabbiati".
Tra i delusi anche Salvatore Semione, del ristorante Capodimonte: "Ci aspettavamo di poter riaprire prima - confessa - ma soprattutto aiuti dallo Stato che invece non sono arrivati. I prestiti, in particolare quelli da 25mila euro che avrebbero dovuto essere concessi velocemente, vengono invece erogati con tempi troppo lunghi. Non sappiamo quando e come ripartiremo né quali saranno le disposizioni a cui attenerci. Per il momento stiamo effettuando i servizi a domicilio e da qualche giorno abbiamo iniziato anche l'asporto. Il delivery sta andando abbastanza bene ma si parla comunque dell'80-90% di incassi in meno rispetto a prima".

Ad aspettarsi qualche aiuto in più anche Domenico Verrusio, dell'Ars Café & Bistrot. "La cassa integrazione ai nostri dipendenti non è ancora arrivata - spiega - mentre le tasse sono state spostate ma dovremo comunque pagarle prima o poi. Ma a preoccupare è quello che sarà nei prossimi mesi con le misure di sicurezza che ci verranno imposte: misure giuste ma che si conciliano male con il genere di attività che facciamo".
"In questo momento non avremmo comunque riaperto - afferma Francesco De Giorgio del Galileo Art Café - la situazione attuale non ci consentirebbe comunque di rientrare nelle spese. Per lo stesso motivo non stiamo facendo né consegne a domicilio né asporto. La situazione è complicata e per ripartire servono più aiuti concreti da parte del Governo". 

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