Ospedale e Coronavirus: "Grazie a voi sono tornata alla vita"

Una lettera di ringraziamento inviata agli operatori di Cisanello da una donna che ha passato 10 giorni ricoverata in rianimazione: "Ora capisco perché vi chiamano angeli"

"Avrei voluto scrivere subito questa lettera per ringraziarvi ma ho avuto bisogno di tempo per riprendermi da questa esperienza faticosa e dolorosa". Inizia così una lettera inviata nei giorni scorsi al personale della rianimazione del reparto Covid dell'ospedale di Cisanello. A scriverla una donna ricoverata in rianimazione dopo aver contratto il Coronavirus. Una 'disavventura' durata 10 giorni e che poi fortunatamente si è risolta nel migliore dei modi.

"Se sono riuscita ad affrontare in rianimazione le ore, i giorni, la settimana e oltre, è stato grazie a voi che non mi avete mai fatta sentire sola; appena aprivo gli occhi - spiega la donna - qualcuno di voi era sempre vicino a me. Se in fondo al tunnel ho visto la luce è grazie a voi, che mi incoraggiavate, vi tenevate in contatto con la mia famiglia e quando era possibile mi facevate 'parlare' con mia figlia".

"Il 17 aprile quando il dottor. Francesco Corradi mi ha prospettato lo spostamento dalla Medicina V dove ero ricoverata insieme a mia figlia, alla rianimazione, mi è crollato il mondo addosso ma poi nei momenti più difficili pensavo alle sue parole rassicuranti: 'Questo virus non va aggredito, bisogna avere pazienza e non far soffrire troppo il cuore e i polmoni'. Mentre tenevo la maschera d'ossigeno, il casco, immobile in una posizione scomoda, con un rumore assordante alla testa, pensavo che aiutavo i miei organi e sarei stata bene. Voi eravate sempre lì: immaginavo un sorriso dietro le vostre visiere e mascherine, incontravo occhi buoni, riconoscevo gesti pazienti. Mi sono sentita curata, sostenuta ed anche amata".

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La signora è poi stata dimessa dall'ospedale il 27 aprile. "Mi trovo spesso a pensare a voi - prosegue la lettera - al vostro lavoro, a quanto coraggio ci vuole a stare vicino a chi sta molto male e oggi capisco dal profondo perché vi chiamano 'angeli'. Mentre scrivo sento l'emozione e la profonda gratitudine ricordando il momento più commovente, quando mi salutavate tutti insieme perché lasciavo la terapia intensiva. Grazie ancora per aver reso possibile il mio ritorno alla vita e ai miei affetti".

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