"Chiusi per emergenza, ma produciamo mascherine": a Cascine di Buti si lotta contro il virus

Simona e Marisa Buti, titolari di Marigroup Srl, hanno riconvertito una parte della loro azienda di moda per produrre mascherine: "Uniti siamo più forti"

L'emergenza ha colpito duro, in modo indistinto, senza guardare alla grandezza dell'azienda, né alla passione che c'è dentro. Il blocco completo di tutte le produzioni non strategiche e non strettamente necessarie per il rifornimento di beni di prima necessità ha fatto sì che da inizio marzo, a cascata, moltissime saracinesche di negozi al dettaglio, grossisti, magazzini e fondi di micro, piccole e medie imprese, si siano abbassate. In tutta la provincia di Pisa però molti imprenditori non si sono limitati a fare il conto dei danni e delle perdite provocati dalla chiusura forzata. In alcuni casi hanno raccolto l'appello delle istituzioni e, mossi dalla responsabilità civile e dalla possibilità di poter offrire un contributo concreto alla società, hanno deciso di riconvertire una parte della produzione per incrementare il contingente di mascherine per proteggersi dal nemico invisibile.

A Cascine di Buti questa decisione è stata presa dalle sorelle Simona e Marisa Buti, proprietarie di Marigroup Srl, un'azienda attiva fin dagli anni '60 grazie alla passione del padre Ilo. "Quando l'emergenza sarà terminata e potremo tornare alla normalità, faremo la conta dei danni" afferma Simona Buti. "Inutile nascondere il fatto che il blocco forzato delle attività produrrà danni ingenti a tutto il settore della Moda e del Retail, un comparto strategico e vitale per l'economia delle micro, piccole e medie imprese artigianali e industriali della regione - prosegue - però ciò che conta maggiormente adesso è dare un segnale, un piccolo aiuto a chi si trova in prima linea per proteggerci dal virus".

La sorella Marisa aggiunge: "Quando in ballo c'è il bene più prezioso, la vita, non si può temporeggiare". Le due imprenditrici sono state contattate dall'amministrazione comunale di Buti e hanno accolto la richiesta del sindaco Alessio Lari: "La Protezione Civile ha specificato che anche il più piccolo contributo, nella produzione di mascherine, può essere cruciale in questa emergenza. Preso atto della gravissima carenza di questi dispositivi di protezione, ci siamo attivate con il nostro personale (tutto al femminile, ndr) per mettere in moto una linea di produzione".

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Dopo aver preso tutte le misure necessarie per rispettare le linee guida dettate dall’ultimo decreto del Consiglio dei ministri riguardo ai luoghi di lavoro, Simona e Marisa Buti sono andate alla ricerca del materiale adeguato alla produzione di mascherine FFP1. "Il 20 marzo abbiamo consegnato i primi pezzi al sindaco e all’amministrazione comunale di Buti - commenta con emozione Simona Buti - è stato un grande orgoglio. Abbiamo faticato un po' a trovare le materie prime, perché molti magazzini e fornitori avevano chiuso, però ci siamo riuscite. Andremo avanti con la produzione fino a esaurimento scorte: contiamo di mettere a disposizione della Protezione Civile diverse migliaia di mascherine". Le due sorelle concludono con un appello rivolto a tutti: "Il made in Italy fa la differenza anche adesso. Ma tutti gli italiani possono fare la differenza in questa emergenza. Gli operatori sanitari in prima linea, chi ancora lavora, e tutti gli altri che devono rimanere a casa. Uniti, ma distanti, siamo più forti del coronavirus".

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