Coronavirus, gli addetti alle mense universitarie: "A lavoro senza adeguate protezioni"

I lavoratori del servizio ristorazione di Ardsu Toscana chiedono "maggiori tutele in materia di contrasto e contenimento del contagio da Covid-19"

Immagine di archivio

La scomparsa dello studente Christin Kandem Tadjuidje deceduto ieri, 23 marzo, all’ospedale di Cisanello vittima del coronavirus, spinge con maggiore forza la richiesta, da parte dei lavoratori del servizio ristorazione di Ardsu Toscana, di maggiori tutele in materia di contrasto e contenimento del contagio da Covid-19. "E' di oggi - scrivono in una nota i lavoratori delle mense universitarie - la notizia della morte di uno studente camerunense che insieme a diversi suoi amici sono assidui frequentatori delle nostre mense. Dal 14 marzo questo ragazzo era ricoverato in ospedale e noi lavoratori non siamo stati allertati e nemmeno sottoposti alle procedure del caso".

"Nei giorni scorsi - proseguono i lavoratori - come dipendenti del servizio ristorazione, abbiamo inviato diffide all'Azienda per il Diritto allo Studio Regione Toscana per l'inosservanza e il mancato rispetto delle normative vigenti in materia di contrasto e contenimento del contagio da covid-19  e per la non idoneità dei luoghi di lavoro anche dal punto di vista igenico sanitario. Non avendo avuto risposta abbiamo fatto segnalazioni alla Usl ed inviato un esposto alla Prefettura. Ad oggi, nonostante l'ultimo DPCM, le mense Regionali del Diritto allo Studio sono tutte aperte, favorendo così la presenza nei luoghi di lavoro di molti lavoratori, quando la ratio dei provvedimenti è, invece, evitare gli assembramenti e le uscite da casa, limitando le occasioni di contagio per l'interesse pubblico. Non riusciamo a capire quale sono le motivazioni di queste aperture pur non essendo un servizio essenziale. Come è evidente, non è stata portata avanti in modo sufficiente la gestione della sicurezza dei lavoratori, che si sentono scoperti e costretti a lavorare senza adeguate protezioni". 

La richiesta dei lavoratori è quindi quella di rivedere le modalità di organizzazione del servizio adottate nelle fase iniziali dell'emergenza. "Per molti dipendenti stanno esaurendosi le ferie e i recuperi dell'anno 2019 e, per queste ragioni, da giorni chiediamo allo Ardsu di dotarsi di modalità organizzative eccezionali e diverse da quelle consuete. Nonostante siano trascorsi 15 giorni, ad oggi, non registriamo la volontà di riorganizzare la modalità di erogazione del servizio contingentando i lavoratori come prevede l'art. 87 del decreto 18/20, che consente, una volta terminati ferie e recuperi dell'anno precedente, di esentare dalla prestazione il personale, considerandolo a tutti gli effetti in servizio".

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Ardsu Toscana: "Ultimo passaggio in mensa il 4 marzo"

Sulla vicenda interviene l'azienda regionale per il diritto allo studio della Toscana che in una nota precisa che il giovane "aveva diminuito nel tempo i passaggi nei punti ristorazione DSU e l'ultima registrazione risale al 4 marzo". L'azienda esprime quindi cordoglio per la vicenda dello studente che per un certo periodo di tempo aveva alloggiato "nella residenza universitaria Campus Praticelli nel comune di San Giuliano Terme. Una struttura - prosegue Ardu Toscana - gestita in concessione da società privata, nella quale lo studente ha alloggiato sino al febbraio 2019, per poi, tramite il concorso di mobilità interna del DSU Toscana, trasferirsi presso la casa dello studente Mariscoglio dell’Azienda per il Diritto allo Studio, in via Venezia Giulia, dove ha alloggiato fino a settembre 2019. Dall’inizio di ottobre dell’anno scorso lo studente aveva definitivamente lasciato la struttura in quanto non più borsista e assegnatario di alloggio perché giunto a conclusione del proprio percorso di studio che lo avrebbe portato a breve conseguire la tanto attesa laurea triennale in Agraria". 

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