Coronavirus: "Errore riaprire le scuole, i giovani si comportino con maggiore responsabilità"

Il direttore di Malattie Infettive Aoup è intervenuto in Commissione Consiliare, facendo il punto sulla situazione pisana: "Ospedale in grave sofferenza"

Menichetti in videoconferenza

Il professore Francesco Menichetti, direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, che già da tempo ha messo in guardia sui possibili scenari dei contagi Covid, è intervenuto ieri 9 novembre nella Seconda Commissione del Consiglio Comunale di Pisa. Ha illustrato l'attuale situazione pisana della pandemia.

"Stiamo vivendo giornate drammatiche - esordisce Menichetti - pensavamo di aver superato erroneamente la crisi più grave nei mesi di febbraio-marzo, con l'estate ci eravamo illusi che la situazione fosse rientrata, e invece purtroppo non è così. Evidentemente, io adesso esprimo valutazioni del tutto personali, la riapertura delle scuole, commendevole, desiderata, una priorità per il Paese, però ha messo dalla sera alla mattina in giro 8 milioni di persone, con annessi e connessi. Attività parascolastica, trasporti, relazioni sociali e così via. Indubitabilmente due settimane dopo la ripresa delle attività scolastiche le curve (di contagio ndr) si sono impennate. Non eravamo pronti, perché si può riaprire l'attività scolastica mettendo in movimento una cosi grande massa di persone quando in un Paese la situazione contagi sia già abolita per almeno 5 settimane. E' stato un azzardo, con il senno di poi lo dico, però bisogna che si riconosca".

"Questa è una prima considerazione - prosegue - che ci ha riportato in condizioni di grande sofferenza, perché pure se essendo noi un Paese solidale, una Regione ben organizzata e un Comune solido, un territorio ben organizzato, le strutture sanitarie che assistono i cittadini sono strutture che stanno tentando disperatamente di mantenere aperte le attività non Covid. E' una differenza fondamentale dalla prima fase. In prima fase si era tutto fermato a favore del Covid. Con grande sacrificio degli altri malati. Ora si cerca disperatamente di dare risposte anche ai pazienti non Covid, tenere vive le attività chirurgiche, quelle oncologiche, quelle legate alla rete tempo-dipendente. Capite bene che affrontare un'epidemia che oggi porta a Pisa ad avere 192 degenti di cui 35 in terapia intensiva e subintensiva, tutti gli altri in degenza ordinaria... sono i massimi della prima fase epidemica. Noi siamo in sofferenza. La sofferenza di oggi, di Pisa, della Toscana e dell'Italia, che oggi è rappresentata con colori diversi... io ve lo dico, a me convincono molto poco questi colori. Non tanto perché non siano in grado di fotografare magari differenze che in effetti ci sono, ma per la loro dinamicità".

E qua fa un paragone con il calcio il professore: "Il virus è come un attaccante con la palla al piede. Una volta che il difensore viene superato, non lo puoi più riprendere, non puoi più chiudere dopo. Dopo i buoi sono fuggiti dalla stalla e può realmente essere tardi". Vuole andare oltre le diatribe e gli atteggiamenti contrastanti: "Dobbiamo difenderci - taglia Menichetti - stringerci a coorte, cercare di correggere gli errori più clamorosi o fini che fanno inceppare i meccanismi, chiedere con forza a livello centrale indicazioni. Il Governo non può fare il gioco del cerino, non può scaricare alle Regioni e ai Comuni responsabilità che non vuole o non sa assumersi".

Una emergenza con risvolti sociali: "Sono convinto però che se si chiede alla gente un ulteriore supplemento di sacrificio... siamo in un contesto in cui a febbraio la gente si affacciava ai balconi a cantare l'inno nazionale, adesso scende in piazza a bruciare i cassonetti. La gente è stufa, vuole risposte, concrete. In termini di ristori, non promesse ma moneta sonante. E poi in termini di obiettivi che questi sacrifici che ci vengono chiesti debbano raggiungere, in tempo limitato. Devono dire 'ci fermiano 3 o 4 settimane, ma in questo tempo raggiungiamo un obiettivo misurabile', come ad esempio rientrare nella capacità di tracciare i contatti o una flessione delle curve". 

Secondo il professore "le correzioni sulle zone di colore saranno sempre tardive. Penso che ci voglia grande senso di responsabilità, grande è l'onere degli amministratori, grande è il fardello che si trova sulle spalle, in una città che conta una grande università con decine di migliaia di studenti che sono assenti da tempo, con tutto quello che comporta per l'economia locale, che vede ri-fermarsi le scuole, che vede il proprio ospedale se non implodere comunque messo in grave difficiotà da una sfida che è ancora molto impegnativa, e quindi che dire, l'invito è sempre quello di cercare di trovare il massimo dell'armonia, cercare di chiedere ai cittadini e ai giovani soprattuto un comportamento ancora piu responsabile. Troppe sono le scene che si vedono in piazza delle Vettovaglie, ma si vedono anche in Versilia, a Firenze, ovunque. Questi giovani devono capire che esiste un patto generazionale. I genitori, i nonni, meritano il loro rispetto e il loro impegno, un diverso atteggiamento, maggiormente responsabile". 

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