menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Alla (ri)scoperta delle radici toscane della Corsica: "Una storia lunga secoli da valorizzare"

L'Associazione culturale italo-corsa Pasquale Paoli sta lavorando per riallacciare i contatti tra l'isola e l'Italia. Il vicepresidente Gabriele Bini spiega: "La 'francesizzazione' forzata non ha cancellato le radici italiane e toscane dell'isola"

In Corsica si parla un dialetto toscano, lo sapevate? E l'isola, dopo le fortissime influenze etrusche, nel Medioevo finì all'interno della sfera del dominio della Repubblica pisana. Dopo la sconfitta della Meloria, nel 1284, subentrò Genova: pur sempre di controllo e influssi italiani si parla. Una gran parte dei cognomi degli isolani sono un chiaro riferimento alla dominazione pisana: Bernardini e Quilici soltanto per citare due esempi.

E allora perché nei libri di storia e nella cultura popolare nostrana non c'è praticamente traccia dei collegamenti fortissimi che la Corsica ha con l'Italia? "Perché l'azione di 'francesizzazione' operata da Parigi ha mirato a cancellare, o quanto meno ha tentato di eliminare, anche le radici più profonde che l'isola affonda nella penisola" spiega Gabriele Bini, vicepresidente dell'Associazione culturale italo-corsa Pasquale Paoli.

Un gruppo culturale nato dai promotori della riscoperta della storia tricolore (verde, bianco e rosso e non quello della Republique): il vicepresidente è un giovane lucchese, Gabriele Bini (22 anni), che frequenta il corso di laurea triennale in Storia all'Università di Pisa. "La Corsica è a tutti gli effetti una terra irredente del nostro Paese - spiega - in particolare il legame con la Toscana è fortissimo. Ancora oggi 80mila corsi parlano il dialetto isolano, che fa parte della famiglia degli idiomi toscani. Un legame così forte che la Francia ha pensato bene di cancellare, imponendo il francese come veicolo ufficiale della comunicazione".

Anche nel patrimonio gastronomico corso ci sono chiari rimandi alla tradizione culinaria toscana: "Una zona dell'isola si chiama 'Castagniccia', proprio perché sono presenti numerosi castagni: con i loro frutti vengono fatti i necci, il castagnaccio o la farina di castagne, tutti prodotti tipici anche in Toscana". Sulla base di queste radici comuni e dei forti legami culturali e linguistici, l'associazione vuole "ampliare la conoscenza della storia italiana della Corsica - spiega Bini - gradualmente apriremo dei circoli in tutto il Paese. Sul web siamo presenti con le pagine 'Corsica italiana' su Facebook e Instagram e in primavera pubblicheremo la ristampa del volume 'Storia della Corsica italiana' scritto nel 1939 da Gioacchino Volpe".

"Intendiamo arrivare anche in Corsica - conclude il vicepresidente dell'associazione - dove in troppi non conoscono la loro storia. Il primo caduto della spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi per l'unificazione della penisola fu Desiderato Pietri, un corso. L'isola fa parte a tutti gli effetti della storia italiana".

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • Cronaca

    Covid, la Toscana passa in zona arancione

  • Eventi

    I film in uscita ad aprile su Amazon Prime Video

Torna su

Canali

PisaToday è in caricamento