Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Cosa ha bocciato il Pd bocciando la mozione popolare sul Distretto 42

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Come ampiamente annunciato dalle parole del sindaco Filippeschi, e in seguito dalla macchina del suo partito, la mozione d'iniziativa popolare in cui si richiedeva il ritiro della firma dal protocollo 'Caserme' da parte del Comune di Pisa e il riutilizzo a fini sociali del Distretto 42 è stata bocciata. Un'altra pagina nera per Pisa e per il suo futuro, un episodio - l'ennesimo - che conferma la sordità colpevole di una classe politica che non ammette né contraddittorio, né alternativa. Eppure, al di là delle constatazioni di sostanza, è oggi necessario domandarsi in prima battuta cosa realmente è stato bocciato, cosa realmente è stato respinto dalla maggioranza che governa la nostra città. 

È stato respinto un modello di partecipazione dal basso, trasversale e inclusivo, nato dal reale protagonismo delle parti in causa. È stato bocciato un progetto a costo zero, senza spese aggiuntive per il bilancio comunale.
È stato impedito, di fatto, che un parco verde di diverse migliaia di metri quadrati fosse riaperto in tempi brevi, dando agio e ricovero a un quartiere in sofferenza, e soprattutto ponendo la parola fine all'ingiustizia dei cancelli che in via Giordano Bruno impediscono la vista degli alberi, di ciò che è di tutti e tutte. È stata bocciata una forma di democrazia diversa, per la quale il reale bisogno del cittadino viene prima delle rigidità politiche, delle prese di posizione ideologiche. È stata bocciata la possibilità di sottrarre Pisa dal cemento del Progetto Caserme, fantasma che continua a vagare tra Palazzo Gambacorti e la città. Infine, è stata bocciata un cosa molto semplice: permettere che le cittadine e i cittadini possano - anche solo nella piccola misura di un parco - scegliere del loro quotidiano, possano esprimere il sacrosanto diritto a essere protagonisti del volto della propria città, fino in fondo.

Cosa è stato dato in cambio di questa per noi gravissima mutilazione? Il nulla. Anzi, peggio, le solite squallide bugie. Chi ha avuto modo di assistere al Consiglio Comunale di Pisa, si sarà accorto del livello inquietante delle affermazioni che sono state lì pronunciate. Il teatrino offerto giovedì 26 marzo dal sindaco Filippeschi e dall'assessora Zambito è stato in tal senso più che deprimente. Le cittadine e i cittadini sappiano che non c'è verso, in alcun modo, di conoscere la verità sui lacci che tengono il Partito Democratico impiccato a un protocollo fatto ormai solo di aria. È stato detto di tutto. Dallo spauracchio di inesistenti danni erariali a verbali d'intesa estorti e mai sottoscritti, amenità sinistre di ogni tipo, ma sempre con lo stesso fine: dire no e solo no alla riapertura del Distretto 42, ristabilire con il pugno sul tavolo la propria supremazia elettorale, dal cui scranno calare il progetto di un futuro fatto solo di rovine.

Le cittadine e i cittadini sappiano che l'attuale maggioranza ha già deciso che l'ex distretto militare di via Giordano Bruno diventerà un lotto di case di lusso, e non un parco a verde aperto a tutte e a tutti. È molto semplice. La scelta è fatta di poche opzioni: la rendita privata (e impossibile, visti i tempi di crisi), l'abbandono e lo spreco da una parte, la liberazione di uno spazio, di un bene comune, il suo riutilizzo e la sua autogestione dall'altra. Noi non abbiamo dubbi su quale parte scegliere.

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