Covid-19 e palestre: il settore non dovrà solo ripartire, ma rivoluzionarsi

Il mondo del fitness pisano soffre, come molti esercizi commerciali: nell'incertezza del futuro si dovranno capire le nuove esigenze degli utenti e il business cambierà

Tornare alla normalità. Un pensiero, una speranza, che tutti, cittadini ed imprese, hanno in questo pezzo di storia umana marchiato dal Coronavirus. Il cambiamento a cui la pandemia ha costretto ha inciso sulla quotidianità e sul lavoro, e ancora non è dato sapere per quanto tempo i suoi effetti si faranno sentire, non solo dal punto di vista delle misure di prevenzione del contagio e sul lato economico, ma anche sulle conseguenti priorità che i cittadini si sentiranno di avere, fra cui il come vivere le proprie passioni, il proprio tempo libero

In questo contesto si inserisce l'attività fisica, che è stata oggetto di specifiche previsioni da parte sia del Governo che degli enti locali. Una valvola di sfogo, un hobby, una necessità per chi voleva essere pronto alla prova costume estiva. Un elemento importante da praticare per la propria salute, soprattutto. 

Il Governo ha imposto la chiusura obbligatoria a partire dal 10 marzo, quando dall'8 aveva previsto la possibilità di rimanere aperti ma con la necessaria distanza di un metro. Erano i giorni convulsi degli aggiornamenti costanti delle misure, un'incertezza che chi gestisce una palestra in realtà vive ancora oggi, non essendo fissato alcun termine o pacchetto definito di regole per la ripartenza delle attività. Ogni esercente cerca di rispondere come meglio crede, ma una sembra la certezza: il business dovrà cambiare. E' quanto emerge dai pareri espressi da alcuni imprenditori pisani.

Luca Stefanini ha aperto a fine ottobre la sua nuova struttura, Just Fit, ad Ospedaletto. "Una difficoltà maggiore - racconta - per quanto ovviamente il problema economico c'è per tutti. Il settore non viene aiutato dalle istituzioni, pensare di riaprire in realtà è complicato". Le misure in discussione sono quelle del distanziamento sociale, del contingentamento delle entrate, della sanificazione costante di macchinari e locali, fino ai dispositivi di protezione. "Un insieme di pratiche - prosegue Stefanini - che si aggiungono ai costi fissi. Mettiamo che ho 150 ingressi al giorno, applicando tutto riuscirei a farne entrare 30, con circa 6-7mila euro di costi aggiuntivi. Il business è programmato e calcolato, come posso pensare di riaprire così? Diversi non lo faranno".

"Noi ci siamo attrezzati con uno studio di registrazione per fare le live online. Altre spese - spiega - specie per avere la resa professionale necessaria, ma è un investimento per il futuro. E' difficile capire come si evolverà la situazione. Sarà una soluzione fare corsi online, chiaramente ad un prezzo più basso. Un'altra soluzione, ad apertura possibile, sarà organizzare un palinsesto con allenamenti smart più rapidi, per favorire più accessi".

Convinto del potenziale del digitale è Giovanni Redi: "Siamo attivi da tempo online, abbiamo una community con più di mille persone iscritte. Si lavora molto in quell'ambito, è lì il futuro". Con 3 palestre ed oltre 50 dipendenti per l'imprenditore non è stato facile chiudere: "E' un dispiacere vedere i miei collaboratori costretti a non lavorare. Abbiamo rispettato subito ovviamente le direttive, ma c'è tanto amaro ed incertezza. Noi non rischiamo di chiudere, ma c'è chi potrebbe farlo, defintivamente. E non c'è sostegno da parte delle istituzioni".  

L'analisi di Redi valuta il prossimo futuro e non solo, considerando il momento particolare dell'anno in cui tutto questo è avvenuto: "Maggio e giugno sono i mesi più importanti: puoi fare il 40% di fatturato in questo periodo per le persone che si preparano all'estate. Riaprire le palestre per avere un 20-30% di presenze non so quanto abbia senso, specie se consideri i minori introiti ed i debiti che potresti dover fare. Si potrebbe ripartire dirattamente da settembre, sfruttando questi mesi per prepararci".

"Sarà anche un'estate diversa - ipotizza Redi - con tante persone che non credo andranno in vacanza. Il pericolo in questo contesto è che la palestra diventi un bene di lusso... sarà fondamentale un cambiamento radicale del modo di lavorare. Dovremmo come attività sportive unirci e far sentire la nostra voce alle istituzioni".

Si dice "pronta a ripartire" Giada Sciacol di Zone, con una palestra in centro ed una ad Ospedaletto. "Dovranno variare i servizi - spiega - sarebbe opportuno avere la possibilità di svolgere attività all'aperto, insieme a ciò che sarà più fattibile, come lezioni 1 a 1 o piccoli gruppi". E' il comportamento degli utenti il focus dell'imprenditrice: "Con le persone che non lavorano, la palestra sarà vista come un costo, ad esempio si ridurranno gli abbonamenti più lunghi. Ciò rende più difficile la programmazione, sarà diversa la gestione. Lavorano con noi una 40ina di persone, c'è quindi la questione del personale. Peserà più la psicosi virus o la voglia di tornare a fare sport? Un altro fattore è il non poter usare gli spogliatoi, in tanti si muovevano prima di andare al lavoro o nella pausa pranzo". Ci sono quindi tanti fattori che impediscono l'ordinaria valutazione del rischio imprenditoriale: "Solo riaprendo capiremo".

Riaprire, quando? "Una richiesta di cui si è parlato era il 18 maggio, credo che realisticamente per giugno qualcosa si farà riaprire. Di certo, intanto, nessun collaboratore ha ricevuto i 600 euro di bonus. Sono possibili dei finanziamenti a basso costo, ma anche lì comunque ti vai ad indebitare. Aspettiamo e vediamo, nessuno poteva immaginarsi una situazione simile. Sicuramente i clienti dovranno abituarsi a molte nuove regole".

Per Elisabetta Fontanelli della MyLife di Capannoli "la palestra sarà diversa dalle fondamenta. Poi fra un paio di anni si vedrà che succede". L'attività dovrà trovare nuove articolazioni: "Non credo si faranno più lezioni di 30 persone, ma gruppi più piccoli e focalizzati, senza però essere 1 a 1, per avere anche prezzi accessibili". Il concetto è adattarsi: "Io ho messo un e-commerce che non avevo, si va di settimana in settimana". Torna quindi la spinta digitale: "Abbiamo pubblicato corsi gratuiti su YouTube a Facebook, dalla prossima settimana organizzeremo sessioni su piattaforma privata, quindi a pagamento".

L'online però non è la risposta a tutto: "La palestra è legata ad un discorso di salute, esercizi ad esempio riabilitativi vanno controllati e corretti di persona. Una parte importante poi che rimane tagliata fuori sono gli anziani, e dispiace. Per questo, in base a cosa sarà permesso, l'idea è di prendere un'area all'aperto privata, per riorganizzare proprio l'attività senza i costi e le restrizioni dei locali chiusi. Perché al di là delle spese e dell'organizzazione richiesta, che già graverebbe sugli operatori, mi metto nei panni di un cliente: andrei in un palestra fra mascherine, distanze, aria condizionata magari spenta per ridurre flussi d'aria, eccetera? Non credo. All'aperto sarebbe tutto più semplice".

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