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Lunedì, 4 Luglio 2022
Cronaca

Coronavirus, inizia una nuova fase: "La scienza ha reso il virus endemico"

Il professor Marco Falcone (Aoup) ha fatto il punto dell'epidemia nel corso del Consiglio comunale di martedì 12 aprile

Un evento storico, che sicuramente contraddistinguerà l'epoca in cui stiamo vivendo e sarà un periodo da studiare per gli accademici e i ricercatori che verranno dopo di noi. Si colloca in questo quadro complessivo la pandemia da Covid-19 che il mondo, e l'Italia per rimanere entro confini a noi più conosciuti, ha progressivamente raffreddato. Sono questi i termini utilizzati dal professor Marco Falcone, medico dell'Unità operativa di Malattie infettive dell'Aoup, per illustrare la situazione attuale all'interno della struttura ospedaliera pisana.

"A maggio 2020 la foresteria del Cisanello, invece di essere occupata dai familiari dei pazienti, era popolata dal personale sanitario che non voleva tornare a casa, terrorizzato di infettare i propri cari. Questo aneddoto dà la misura del trauma che tutti noi, professionisti della salute e cittadini, abbiamo vissuto agli esordi di una pandemia provocata da un nemico sconosciuto e pericoloso". Falcone ha ripercorso velocemente i passi percorsi dall'Aoup per rispondere all'emergenza: "Non ci siamo fatti travolgere da ansie e paure e, utilizzando la struttura operativa allestita dal professor Menichetti, abbiamo avviato le procedure per studiare e fare ricerca sulla malattia. Con la scienza siamo riusciti a scoprire molto del virus e capire come combatterlo".

"E' stato decisivo anche l'apporto del personale universitario - ha continuato il professor Marco Falcone - che all'interno delle strutture sanitarie pisane rappresenta una vera eccellenza e una risorsa indispensabile. Nelle prime fasi dell'emergenza il loro aiuto è stato molto importante". Attraverso una campagna di vaccinazione mai avvenuta prima nella storia "la popolazione ha raggiunto un grado di protezione molto alto. Ormai oltre il 90% degli italiani ha ricevuto anche la dose booster, senza contare che in tantissimi hanno contratto il virus e sono guariti. Il nostro sistema immunitario sta imparando a rispondere all'infezione. La variante Omicron 2 è in grado di eludere lo scudo vaccinale in senso stretto: è molto semplice contagiarsi, ma è altrettanto dimostrato che grazie al siero antiCovid non si sviluppano sintomi severi o gravi". Le uniche eccezioni "che confermano la regola di tutte le malattie infettive - ha aggiunto Falcone - sono rappresentate dalle persone anziane o fragili. La quota di pazienti che richiede cure ospedaliere attinge ormai quasi esclusviamente da questo bacino".

Da dicembre 2021, quando nella penisola è sbarcata la variante Omicron 1, "oltre 10 milioni di italiani hanno contratto la malattia" ha spiegato Falcone. "Unendo questo dato a quello della copertura vaccinale, possiamo ragionevolmente affermare che entro l'estate arriveremo finalmente all'immunità di gregge. Il futuro, però, resta incerto. Perché è vero che il Coronavirus non morde più come un anno fa. Ma è altrettanto assodato il fatto che, qualora arrivassero nuove varianti, da novembre prossimo potremo assistere a una recrudescenza di contagi e ricoveri. Ma non dobbiamo vivere questa situazione con ansia o paura. La scienza nel frattempo andrà avanti, le ricerche e gli studi clinici proseguiranno, e avremo nuove certezze e nuovi strumenti aggiornati per combattere il virus".

Intanto sul mercato sono arrivati "degli antivirali orali altamente efficaci - ha commentato Falcone - Pisa fa da scuola a tutta Italia nell'applicazione delle procedure di somministrazione di questi farmaci, grazie alla rete costruita tra la struttura ospedaliera e la medicina territoriale". "Questi presidi, assieme a tutte le altre procedure che abbiamo sperimentato e affinato nel corso degli ultimi due anni - è la conclusione del professore - non devono più essere trattati con un approccio di tipo emergenziale. Il Covid-19 rimarrà a lungo nelle nostre vite, ma ormai è divenuta una patologia endemica che deve essere trattata al pari di tutte le altre malattie infettive. Il sistema sanitario deve dotarsi di un approccio sistemico al Coronavirus, così da poterlo trattare con normalità, senza togliere risorse, strumenti e personale medico a tutto il resto dell'attività sanitaria".

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