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Cronaca

Nove proposte per la crisi ucraina: la Scuola Superiore Sant'anna scrive a governo e Parlamento

Il documento redato dal professor De Guttry è stato firmato già da 100 docenti, studiose e studiosi di diritto internazionale di oltre 50 Atenei italiani

Nove 'proposte concrete' sulla guerra in Ucraina, che vedono come primo firmatario Andrea de Guttry, professore ordinario di diritto internazionale della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e che in 48 ore hanno già ricevuto l’adesione di oltre 100 tra docenti, studiose e studiosi di diritto internazionale di più di 50 tra atenei ed enti pubblici di ricerca, sono state sottoposte all’attenzione del governo e del Parlamento, attraverso lettere indirizzate alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberta Casellati, al presidente della Camera Roberto Fico, al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi di Maio.

"Apprezziamo molto quanto fatto sino ad ora dall’Italia sia per reagire alle decisioni russe sia per prestare aiuto ed assistenza all’Ucraina ed al suo coraggioso popolo e adesso abbiamo pensato di elaborare alcune proposte di natura tecnica: si tratta di alcune misure che potrebbero essere adottate dal governo e di altre che potrebbero essere realizzate dal Parlamento" si legge nella lettera per accompagnare le nove proposte, sottoscritta da Andrea de Guttry. Al Parlamento il documento richiede, con le sue due proposte, di riprendere l’iter per "dare piena attuazione nell’ordinamento italiano alle fattispecie previste dallo Statuto della Corte Penale Internazionale, inclusi i crimini contro l’umanità e il crimine di aggressione" e di "avviare una discussione sull’introduzione nell’ordinamento italiano della cosiddetta giurisdizione universale per i crimini internazionali, sulla scia di quanto fatto da altri Paesi europei".

Tra le sette proposte indirizzate al Governo, si segnala la necessità di "adempiere scrupolosamente, tanto nei rapporti bilaterali quanto nelle sedi multilaterali, al dovere di non riconoscere la situazione di illegalità generata dagli atti di aggressione contro l’Ucraina" e di "adempiere pienamente agli obblighi che derivano dall’imposizione di sanzioni nei confronti degli Stati autori di atti di aggressione decisi nell’ambito delle organizzazioni regionali di cui fa parte (in primis l’Unione Europea)".

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