Cronaca Porta a Mare / Via di Viaccia

Via di Viaccia, crollo nell'ex fornace durante lo sgombero: tragedia sfiorata

Tanta paura ma per fortuna nessun ferito sotto il crollo di una delle pesanti architravi della struttura abbandonata che la proprietà, come prescritto da una ordinanza, deve provvedere a mettere in sicurezza. Nello stabile si formano accampamenti

Gli agenti della Polizia Municipale di Pisa, supportati da alcuni mezzi di Avr, stavano sgomberando l’accampamento che si è nuovamente formato all’interno delle rovine dell’ex fornace Donati, quando un improvviso crollo ha creato momenti di apprensione. E' successo questa mattina in via di Viaccia.

L’area, dalla quale sono state asportate numerose tende e quintali di masserizie utilizzate da qualche decina di rumeni che lì dimorano durante la notte, è fortemente degradata ed il Comune è già intervenuto con l’emissione di una ordinanza a carico della proprietà obbligando la stessa a mettere in sicurezza i ruderi. Ma stamani si è verificato, per pura fortuna senza conseguenze, quanto si temeva da tempo. Mentre gli agenti e gli operai erano al lavoro, a pochi metri di distanza è crollata, con grande boato e nube di polvere, una delle pesanti architravi di cemento armato che delimitano il muro perimetrale rimasto ancora in piedi e che funge da riparo alle baracche ed alle tende dei nomadi lì accampati.

La tragedia non è avvenuta solo grazie allo sgombero in atto, perché di solito sotto quelle architravi dormono uomini, donne e bambini dentro tende o baracche improvvisate. Sbigottiti anche gli 'sgomberati' che, dopo il crollo, si sono affrettati a portare via alcuni effetti personali ed a scomparire dalla zona.

Sul posto anche la Protezione Civile del Comune di Pisa ed i Vigili del Fuoco che, fatti i rilevi del caso, provvederanno alla emissione di una nuova ordinanza che obblighi la proprietà all’abbattimento del rudere od alla definitiva messa in sicurezza.

Curiosa anche la circostanza che una giovane rumena risultava sottoposta alla misura degli arresti domiciliari in una tenda in mezzo a quei ruderi, con il prescritto “obbligo di mantenere in perfetta efficienza l’impianto citofonico ed il campanello di casa”, come riportato sul decreto del Giudice esibito agli agenti.

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