Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Immigrazione, la Caritas di Pisa: "Coinvolgere i migranti come volontari"

Presentato venerdì, in occasione della vigilia della Giornata mondiale dei rifiugiati, il 'Decalogo': un documento con 10 proposte operative per gestire i progetti di accoglienza. La Caritas: "Esperienze importanti nel percorso d'integrazione"

"Suggeriamo di coinvolgere i migranti ospitati in esperienze di volontariato civico a favore delle comunità d'accoglienza". E' uno dei passaggi del 'Decalogo' elaborato dalla Caritas Diocesana di Pisa, un documento in dieci punti reso noto ieri, alla vigilia della Giornata mondiale dei rifugiati del 20 giugno, e fatto di proposte operative e concrete dirette tanto alle Prefetture e alle amministrazioni comunali quanto alle realtà del terzo settore e del volontariato coinvolte nella gestione dei progetti d'accoglienza.

Un testo che tiene conto della portata nazionale e internazionale dei principali nodi ancora da sciogliere ma che guarda con particolare attenzione "a ciò che possiamo fare, qui e ora, per assicurare un'accoglienza dignitosa ai profughi e richiedenti asilo che già sono da noi, a Pisa e in Toscana, e a quelli che arriveranno nelle prossime settimane e mesi".

L'assunto di fondo, infatti, è che per una Chiesa al servizio degli ultimi "non c'è alternativa all'accoglienza". Da qui, appunto, la proposta di esperienze di volontariato civico nella convinzione che iniziative del genere "possono costituire tappe importanti nel percorso d'integrazione del richiedente asilo" e al tempo stesso rivelarsi pure strumenti significativi di mediazione con le comunità d'accoglienza, "molto spesso esse stesse alle prese con le difficoltà e i disagi provocati dalla crisi".

Ecco perchè, secondo il documento, è importante che coloro che si sono assunti la responsabilità dell'accoglienza possano cogliere nelle persone ospitate non solo "l'adempimento di un dovere di umanità ma anche un'opportunità e una risposta ad alcuni bisogni, piccoli o grandi che siano, delle loro comunità e di chi le abita".

Il 'Decalogo' sostiene l'idea dell'accoglienza diffusa praticata fino ad oggi in Toscana ma invita ad andare oltre la logica dell'emergenza dato che "il modello organizzativo fortemente centralizzato nelle mani del Ministero dell'Interno e delle Prefetture è idoneo per emergenze e fenomeni anche acuti ma limitati nel tempo; meno, invece, per gestire un flusso ininterrotto e crescente di persone in fuga da guerre, conflitti e situazioni di grave pericolo" e propone "l'attivazione di una cabina di regia e processi decisionali il più vicino possibile al territorio e quantomeno di livello regionale prevedendo comunque un forte coinvolgimento degli enti locali e delle realtà dell'associazionismo e del terzo settore presenti sul territorio e che hanno esperienza e competenza in materia".

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