Cisanello, quel parco abbandonato a se stesso: tra siringhe, alloggi di fortuna e degrado

Sopralluogo nel futuro parco urbano più grande della città. Volontari e associazioni: "Un'area dallo straordinario potenziale naturalistico che abbiamo ripulito più volte, ora serve il sostegno del Comune per dare continuità agli interventi"

Un'immagine dello stato di abbandono in cui si trova il futuro 'Parco di Cisanello'

Postazioni per il 'buco', alloggi di 'fortuna' in cui trovano riparo sbandati e senzatetto, aree 'attrezzate' per il bivacco. In futuro dovrebbe diventare il parco urbano più grande della città, per il momento ospita tossicodipendenti e rifiuti di ogni genere. Siamo a Cisanello, all'ombra delle due Torri di Bulgarella. E' qui, nell'area compresa tra via Bargagna e via di Cisanello, che si trova un grande polmone verde che si estende per più 55mila metri quadri. Un'area ricca di specie animali e vegetali tipiche della piana pisana, simile, per molti aspetti, a quella che si trova nel ben più noto Parco di San Rossore. Una zona dal notevole interesse naturalistico, quindi, ma in cui continuano ad essere evidenti i segni dell'abbandono e del degrado.

Accompagnati da alcuni volontari del Wwf Alta Toscana, di Legambiente Pisa e da alcuni membri del gruppo del processo partecipativo che ha elaborato il progetto del parco urbano, ci addentriamo all'interno del futuro 'parco di Cisanello'. "Questa zona - spiega uno dei volontari del Wwf - presenta diverse specie arboree e vegetali di grande valore naturalistico, tra cui alcune piante uniche in tutto il panorama italiano. Un'area dallo straordinario potenziale, fondamentale per il quartiere e la città, che aspetta solo di essere valorizzata e vissuta dai cittadini. Purtroppo, a distanza di pochi mesi dal progetto partecipativo, assistiamo ad un ritorno delle emergenze che erano in parte state superate grazie all'impegno dei volontari".

Percorrere uno dei sentieri che attraversa il 'parco' è infatti un pò come addentrarsi in un percorso ad ostacoli: siringhe abbandonate qua e là, rifuti di ogni genere, scheletri di biciclette ed aree bivacco. "Alcuni anni fa - afferma un altro volontario - la situazione era ancora peggiore. Negli anni, coi pochi mezzi che abbiamo, si è tentato più volte di ripulire l'area, ma il nostro sforzo da solo non può bastare: abbiamo bisogno del sostegno dell'amministrazione per dare organicità e continuità agli interventi".

La nostra 'escursione' si apre a poche decine di metri di distanza dalla sede della Pubblica Assistenza. Basta percorrere pochi passi poi, sulla sinistra, nascosto tra i rovi e la fitta vegetazione, un sentiero porta ad una sorta di spiazzo naturale con materassi e valigie abbandonati, rifiuti e abiti di ogni genere. Poco più in là, una pietra usata come una specie di tavolo per preparare le sostanze che verranno poi iniettate in vena. Accanto e tutt'intorno decine di siringhe abbandonate e fazzoletti insanguinati. "Una volta - racconta ancora uno dei volontari - qui c'era una baracca in cui abitava prima una famiglia rom, poi degli africani. Ora quest'area è invece usata da tossici e sbandati".

Usciti dallo spiazzo il percorso continua. Camminiamo ancora alcune decine di metri e ci troviamo di fronte a un'area bivacco con resti di pranzi e cene consumate di nascosto: un barbecue improvvisato, un televisore abbandonato, bottiglie di birra e vino tra i cespugli. Proseguiamo lungo il sentiero, attraversando un piccolo canaletto e arriviamo a ridosso dell'area in cui sorgerà l'ospedale di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza della Stella Maris. Il panorama cambia di poco: ancora siringhe, i resti di alcune biciclette abbandonate, una panchina usata come letto di fortuna. "Abbiamo ripulito quest'area ad ottobre scorso - spiegano i volontari - e qui abbiamo fatto anche un concerto con un artista curdo. Una delle diverse iniziative pubbliche messe in capo per riapproriarci di questi spazi".

Terminiamo il percorso e prima di tornare indietro tiriamo una sorta di bilancio. "Quello che abbiamo visto - affermano i volontari - è l'effetto che si registra quando un luogo non viene vissuto dalle persone e non è percepito come aperto ed accessibile". Poi uno sguardo rivolto al futuro. "A maggio - concludono - faremo qui un'altra grande iniziativa pubblica, in cui inviteremo nuovamente l'amministrazione comunale a prendere visione di quello che è lo stato del 'parco'. Per quanto riguarda i fondi promessi dalla Regione, al momento non abbiamo ancora certezze, ma sappiamo che le esperienze di gestione del verde e degli spazi pubblici dal basso sono una realtà consolidata in molte città d'Italia e d'Europa. Noi ci siamo, speriamo che le istituzioni mantengano le promesse fatte".

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