Cronaca

Limonaia, gli attivisti alla Provincia: "Si spenda per tutelare i progetti sociali della Zona Rosa"

In 12 hanno ricevuto denunce per 'sottrazione di immobile al pubblico', ma "è l'esatto contrario, noi lo abbiamo aperto alla città"

Gli attivisti della Limonaia - Zona Rosa, sgomberati dalla struttura lo scorso 26 gennaio, rispondono alle spiegazioni ed agli inviti al dialogo fatti dal presidente della Provincia di Pisa Massimiliano Angori. E' stato lui infatti a specificare che l'ente territoriale non è stato responsabile di alcuna richiesta, essendo competente sulle misure solamente l'Autorità Giudiziaria. 

Gli attivisti toccano vari punti, con alcune richieste. La prima preoccupazione è sulla sopravvivenza delle attività delle associazioni che usavano lo spazio. "L'ampio volume degli spazi interni e la presenza del giardino - spiegano - avevano garantito che le attività di supporto e assistenza durante l'emergenza pandemica potessero svolgersi in piena sicurezza. I progetti di sportello per la salute riproduttiva di Obiezione Respinta, la distribuzione dei beni alimentari alle famiglie e persone in difficoltà della Rete Pisa Solidale, le lezioni gratuite di Italiano per i ragazzi dei centri di accoglienza, nonché il progetto di orto urbano per promuovere una cultura del consumo e produzione sostenibile del cibo, richiedono al più presto una sistemazione alternativa adeguata".

L'occupazione iniziata nel 2017 "fu il tentativo di trasformare uno spazio storico lasciato all'abbandono in un luogo di incontro, cultura e servizi utili a contrastare situazioni di difficoltà sociale" insiste il gruppo di giovani. Rimarcano ancora come "lo sgombero di martedì 26 gennaio sembra costituire il tentativo di proseguire sulla strada della vendita dell’immobile - nel piano di alienazioni da anni - e rappresenta un emblematico tassello nella politica di abbandono di spazi pubblici operata dalle istituzioni e partiti tutti".

In questo contesto si inserisce la vinceda giudiziaria a carico degli attivisti: "Lo sgombero è stato accompagnato dall'avvio di 12 procedimenti penali contro persone impegnate, rispettivamente, nella spesa sociale, nell’assistenza al diritto all’aborto e alla contraccezione, nella cura dell’orto interno al giardino: progetti il cui valore è stato riconosciuto pubblicamente da moltissimi soggetti politici e sociali cittadini. L'accusa mossa dall'autorità giudiziaria  è quella di 'godimento privato dell'immobile sottraendolo al pubblico', quando nella realtà dei fatti è avvenuto l'esatto opposto: l'apertura dello spazio è stata infatti un atto di cura nei confronti della città e dei suoi residenti; è dal giorno del sequestro e con il muro di mattoni che il bene, in realtà, è stato sottratto alla cittadinanza tutta".

In questo quadro, la prima richiesta dei sostenitori della Limonaia - Zona Rosa al presidente Angori è che "la Provincia si spenda nel contrastare la pesantezza delle denunce pervenute agli attivisti e membri delle associazioni che si sono presi cura della Limonaia, condannando il procedimento penale e impegnandosi in azioni e dichiarazioni che ribadiscano il merito dei progetti svolti".

Parallelamente c'è la questione degli spazi per le attività: "Se la Provincia vuole dimostrare un reale interesse, chiediamo che si impegni fin da subito nel rendere accessibile la parte dello spazio che concerne l’ampio giardino adiacente la struttura. Lì si svolgeva buona parte delle attività che hanno interessato la Zona Rosa e tutte le altre associazioni, soprattutto quelle ambientaliste, di cui Angori si dice essere un forte sostenitore; un luogo scevro da problemi di sicurezza, adatto allo svolgimento di iniziative culturali, di riunioni e di attività volte al benessere fisico, nonché uno dei pochi spazi verdi situati in centro città, dove la carenza di parchi pubblici è una questione sempre più dirimente, e sede di un orto urbano i cui frutti potrebbero contribuire ad arricchire i generi alimentari distribuiti con la spesa solidale".

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