Cronaca Pratale / Via San Giovanni Bosco

Detenuto si suicida in carcere: scatta la protesta

Un gruppo di detenuti si è asserragliato in alcune stanze del carcere. Sul posto Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza

Caos nella notte tra martedì 29 e mercoledì 30 agosto nel carcere Don Bosco di Pisa dopo che un detenuto tunisino di 22 anni si è suicidato impiccandosi con un lenzuolo. E' scattata così la protesta di un gruppo di detenuti che, secondo le prime informazioni, si sarebbero asserragliati in uno dei piani dell'istituto penitenziario. Sul posto, di supporto alla Polizia Penitenziaria, all'esterno del carcere anche la Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Le proteste sono iniziate stanotte intorno alle 2 e si sono protratte fino alle 4.30. Il suicidio del detenuto è avvenuto intorno all'una e dopo è quindi scattata la rivolta con gli altri detenuti che hanno lanciato oggetti e hanno incendiato lenzuola e cuscini.

Gli interventi dei sindacati sulla situazione delle carceri

La vicenda torna a far alzare la voce dei sindacati di Polizia Penitenziaria sulle condizioni delle carceri. “Due detenuti suicidi in cella di altrettante carceri in meno di 24 ore (uno a Pisa, l'altro a Torino, ndr), quasi 40 dall’inizio dell’anno, testimoniano la drammaticità che caratterizza le carceri italiane - denuncia il segretario generale del SAPPE Donato Capece - non ci si ostini a vedere le carceri con l’occhio deformato dalle preconcette impostazioni ideologiche, che vogliono rappresentare una situazione di normalità che non c’è affatto”. Sul suicidio avvenuto nella notte nella casa circondariale pisana, in particolare, il SAPPE denuncia che “il poliziotto penitenziario era di servizio in tre diverse sezioni detentive contemporaneamente, vista la carenza di personale che da tempo il SAPPE denuncia ma che non è mai stata risolta in sede ministeriale. E sono comunque inaccettabili le violenze poste in essere dagli altri detenuti del carcere pisano dopo la notizia del suicidio del ristretto”.

Il SAPPE torna a chiedere l’intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando per affrontare la questione penitenziaria che per il sindacato rimane un’emergenza: “Da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto, sono decuplicati eventi gli eventi critici in carcere - sottolinea ancora il segretario Capece - se è vero che il 95% dei detenuti sta fuori dalle celle tra le 8 e le 10 ore al giorno, è altrettanto vero che non tutti sono impegnati in attività lavorative e che anzi trascorrono il giorno a non far nulla". "Basti pensare che solamente nei primi sei del 2017 ci sono stati nelle carceri italiane 22 suicidi di detenuti, che sono diventati ad oggi quasi 40, 567 tentati suicidi, 4.310 atti di autolesionismo, 3.562 colluttazioni e 541 ferimenti. Questo a testimoniare la tensione che continua a caratterizzare le carceri, al di là di ogni buona intenzione. Le carceri sono più sicure assumendo gli Agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, ben 8mila in meno rispetto all’organico previsto, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè. Gli agenti di Polizia Penitenziaria devono andare al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi o peggio da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno".

In seguito alla protesta che si è originata nel carcere Don Bosco dopo il suicidio del detenuto, interviene per denunciare la situazione delle carceri anche Angelo Urso, segretario generale della UILPA Polizia Penitenziaria. "Fin troppo facile, ora, dire che l’avevamo previsto e preferisco sottrarmi al gioco delle profezie. Certo, però, che se non profetici i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e persino il ministro Orlando avrebbero potuto e dovuto prevedere e prevenire gran parte delle più gravi criticità che stanno continuando a interessare le carceri nostrane - sottolinea Urso - è del tutto evidente come la situazione sia fuori controllo, al di là dei facili proclami, e il vertice dipartimentale non sia più in grado, qualora lo fosse mai stato, di gestirla. Tutte le organizzazioni sindacali rappresentative della Polizia penitenziaria, del resto, già da luglio scorso hanno interrotto le trattive con il DAP non riconoscendogli di fatto alcuna capacità relazionale in funzione della gestione operativa delle carceri. Non si possono escludere, a questo punto, clamorose iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e protesta pure in concomitanza con le celebrazioni del Bicentenario del Corpo di Polizia Penitenziaria che prevedono anche la presenza autorevole del presidente della Repubblica”. "A questo punto - conclude il segretario generale della UILPA PP - mi sembra imprescindibile: o l’attuale dirigenza del DAP inverte la rotta e assume provvedimenti tangibili ed efficaci o deve essere avvicendata perché incapace di adempiere al ruolo che la collettività gli affida, specie in un momento in cui incombe pesantemente anche la minaccia terroristica".

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