Disagi all'Inps con il Coronavirus, i sindacati: "Lavoratori non tutelati e vittime di propaganda"

Presidio e volantinaggio a Pisa per la campagna nazionale promossa in tutela dei dipendenti. Le sigle sindacali critiche con l'amministrazione dell'ente

I disagi Inps sfociano nella protesta dei dipendenti dell'ente, con un presidio anche a Pisa, in Piazza Guerrazzi. L'appuntamento è fissato per l'8 luglio dalle ore 9.30 alle 11. L'azione si inserisce nel contesto nazionale di mobilitazione promosso da Fp Cgil, insieme a Cisl Fp, Confintesa Fp e Confsal Unsa. 

I sindacati hanno indetto lo stato di agitazione nazionale dei dipendenti Inps "per la violazione da parte dell’amministrazione dell'Ente - scrivono - di accordi sulla sicurezza dei lavoratori, firmati pochi giorni prima". Sono state fissate quattro giornate (dal 6 al 9 luglio) di assemblee di tutti i lavoratori per affermare e cercare di informare tutta la cittadinanza sul fatto che l’Inps "pur avendo chiuso le sedi, ha mantenuto i canali telefonici e la posta elettronica sempre presenziati attraverso il personale, che non ha mai interrotto l’attività, lavorando fin da subito da casa in Smart Working, spesso anche con strumenti propri e con orari ben più ampi all’ordinario pur di garantire le prestazioni, con senso del dovere e la consapevolezza del ruolo sociale da svolgere. La campagna mediatica, che un certo tipo di propaganda ha diffuso, li ha colpiti e additati come responsabili dei ritardi, ma i numeri enormi di prestazioni erogate parlano da sé rappresentandoci una mole di lavoro del tutto inusuale affrontata con strumenti e un’organizzazione modulati sulla normalità e non adatti ad un evento così deflagrante com’è stata l’epidemia da Coronavirus".

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A livello comunicativo i sindacati spiegano: "Comprendiamo e condividiamo il malcontento dei lavoratori dei pensionati e dei cittadini per i ritardi che ci sono stati, ma riteniamo del tutto ingiusto imputarli ai dipendenti dell’Inps, quanto ad un sistema organizzativo aziendale che ha avuto difficoltà e disfunzioni, talvolta molto pesanti. Analogamente siamo solidali con quella parte della cittadinanza non provvista di tutti gli strumenti informatici, e che spesso coincide con la fascia più debole della popolazione, e che necessita quindi di interlocuzione in presenza presso gli uffici. Oggi quello che si chiede è che l’amministrazione Inps ottemperi ai suoi obblighi di tutela e salvaguardia dei suoi dipendenti e che ciò deve e può essere fatto nel rispetto delle giuste istanze dei cittadini. Denunciamo il comportamento dell’amministrazione Inps a cui si chiede di smettere la guerra dei numeri, usati anche strumentalmente per attacchi politici, mortificando così il sacrificio e l’impegno di tutto il personale. Chiediamo invece all’Inps di diffondere i dati, fare chiarezza, contrattare il lavoro da remoto come dice la legge e concordare con le rappresentanze sindacali modalità di apertura delle sedi efficace e tarata sulle nuove necessità nel rispetto della salute e sicurezza di tutti, lavoratori, lavoratrici, e cittadini".

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