Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca

Al pronto soccorso per un infarto, attende 6 ore per la visita

La disavventura è capitata tra venerdì 30 e sabato 31 gennaio a una signora: il marito racconta l'episodio

Il malore, la chiamata al 118 e infine la corsa al pronto soccorso. Poi è iniziata una lunga attesa terminata con il ricovero in terapia intensiva. A denunciare l'accaduto è il marito di una signora colta da malore intorno alle 15 di venerdì scorso, 30 gennaio. I familiari hanno allertato il 118 e la donna è stata condotta al pronto soccorso dell'ospedale Cisanello. Qui un buco di ore e un'attesa senza notizie per i parenti, costretti a tornare a casa, per rispetto della normativa anti-Covid, e ad aspettare dall'ospedale una chiamata che però tarda ad arrivare.

"Telefoniamo dunque noi più tardi e ci dicono che appena arrivata non è stata visitata da un medico perché ci sono casi più gravi e che è in attesa - spiega il marito della donna - alle ore 20 mia figlia si reca presso il triage e le dicono che mia moglie è ancora in attesa perché ci sono casi più gravi, che ha un paziente prima di lei".
"Mia figlia - prosegue l'uomo - sottolinea al personale del triage che la madre è affetta da demenza, presenta problemi cardiaci, diabete, problemi di pressione alta e sollecita invano la visita da parte di un medico". "A mia figlia inoltre viene negata la possibilità di parlare con un dottore e di vedere mia moglie per sapere come sta dopo 4 ore di attesa, sempre nel rispetto delle procedure anticontagio".

Il calvario prosegue: "Alle ore 21.30 richiamiamo il pronto soccorso e ci dicono che mia moglie sta ancora aspettando di essere visitata perché ci sono sempre casi più gravi da dover soccorrere e vane sono le nostre osservazioni. Alle ore 22.09 finalmente veniamo contattati dalla dottoressa di turno che ci dice che ha iniziato a visitare mia moglie e vuole sapere da noi il motivo per il quale sia arrivata in pronto soccorso, perché mia moglie per ovvie ragioni già certificate non è in grado di dirglielo". "Per aver contestato il ritardo della visita la dottoressa interrompe la telefonata e vengo richiamato dopo da un'infermiera" continua l'uomo. "Nelle telefonate successive con la dottoressa veniamo a sapere che mia moglie dovrà essere visitata da un cardiologo, perché i valori degli enzimi cardiaci sono alti. Effettuata la visita con la cardiologa di turno, verso le ore 3.32 la stessa dottoressa ci dice che mia moglie è stata trasferita in terapia intensiva in cardiologia. Era stata infatti colpita da un infarto".

"Abbiamo chiesto come fosse stato possibile che avesse passato tutte quelle ore prima di essere visitata e perché non avesse ricevuto cure tempestive necessarie per un infarto. La dottoressa ci ha risposto che lei l'aveva visitata solo verso le 22 perché prima nessuno gli aveva portato mia moglie, lei non aveva responsabilità dell'attesa, e io avrei potuto chiedere chi fosse responsabile rivolgendomi al primario. Mia moglie è ancora ricoverata in terapia intensiva" conclude il marito che domanda perplesso: "Chi doveva avere la precedenza? E' corretto aspettare tante ore in casi come questo? Non era un caso di priorità?".

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