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Emergenza, ipotesi di divieto di asporto per i bar. Confcommercio e Confesercenti protestano

Le due associazioni di categoria polemiche sulla possibilità proposta dal Governo di introdurre nel prossimo Dpcm il divieto di asporto per i bar dopo le 18

"Siamo stanchi di essere considerati i principali colpevoli dell’impennata dei contagi, pensando così di risolvere il problema aumentando le restrizioni nei confronti di bar e ristoranti. Le anticipazioni del nuovo Dpcm secondo le quali dopo le 18 verrebbe impedito anche l’asporto, sarebbero il colpo di grazia su migliaia di attività". E' un grido disperato quello che si alza dai locali pubblici della provincia di Pisa per voce del presidente Fiepet Toscana Nord Luca Sardelli.

"L’emergenza economica del settore della somministrazione è già insostenibile. Prolungare ancora le restrizioni e introdurne di nuove vuol dire dare il
colpo di grazia alle imprese - insiste Sardelli - nonostante non fosse sufficiente a recuperare quanto perso con le restrizioni, in questi mesi l’asporto ha permesso a molte attività di galleggiare. Oltre a quello economico, il divieto di asporto rischia anche di avere un impatto psicologico sugli imprenditori, che si vedono privati di quel poco di lavoro che era rimasto loro senza compensazioni. Quello che appare evidente è che si sia scelto di sacrificare il settore per il bene comune e per garantire la salute e la sicurezza di tutti. Una piccola parte del Paese si sta facendo carico di una grande parte del peso economico di questa pandemia".

Ma il sindacato dei pubblici esercizi di Confesercenti Toscana Nord non si limita alla protesta, ma mette in campo una serie di azioni concrete per provare ad evitare quella che considera una tragedia. Ancora il suo presidente. "Innanzitutto abbiamo chiesto a livello nazionale un incontro con il Comitato tecnico scientifico per redigere insieme nuovi protocolli per permettere la riapertura serale, non comprendendo la differenza tra quello che già facciamo a pranzo. Poi la questione vitale dei ristori, che ad oggi hanno coperto solo il 15% delle pesanti perdite. Occorrono ristori immediati e totali a fondo perduto pari all’intera perdita del fatturato, non solo su una piccola percentuale".

La conclusione di Luca Sardelli sulle degenerazioni dell’ultimo fine settimana in fatto di assembramenti: "Se il problema è la presunta movida dopo le 18 davanti ai locali basta applicare la norma che vieta il consumo di alcool in strada, prevista anche nel Dpcm di Natale. Anche perchè, cosa altrettanto nota, le bevande spesso si comprano al minimarket o nella grande distribuzione e poi si portano in piazza".

Sulla stessa lunghezza d'onda Confcommercio Provincia di Pisa: "Ci eravamo lasciati con i sacrifici di novembre per salvare il Natale e il Natale non è stato salvato. Il lockdown imposto durante le Festività non solo non ha abbassato la curva dei contagi, ma addirittura non ha consentito alle autorità sanitarie di tracciare i focolai". Il direttore Federico Pieragnoli prosegue: "Nel frattempo le imprese sono strangolate, con i pubblici esercizi sottoposti a regole draconiane, nonostante siano attrezzati e preparati da mesi a garantire la sicurezza all'interno dei loro locali, mentre ai supermercati, dove quotidianamente assistiamo a scene di assembramento, è concessa una totale apertura".

E conclude: "Intanto il 10% di tutti i pubblici esercizi che non chiuderanno, si aspettano un totale azzeramento degli incassi nel periodo dicembre-febbraio, con i ristori che non sono stati minimamente equiparati ai fatturati prodotti nel 2019. Non esiste nessuna correlazione dimostrata tra apertura dei pubblici esercizi e incremento dei contagi, ma spiegare al Governo questo semplice dato di fatto è solo fiato sprecato".

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