Cronaca

Don Bosco: 28enne fermata per reati contro il governo turco

Seda Aktepe è stata fermata in esecuzione di un mandato di arresto internazionale e si trova nel carcere Don Bosco di Pisa, accusata di reati politici e supporto a un'organizzazione terroristica in Turchia. Le associazioni pisane chiedono l'asilo politico

Domani la Corte d'Appello di Firenze avvierà le procedure di estradizione di Seda Aktepe: una turca di 28 anni detenuta per reati politici e accusata anche di supporto a un'organizzazione terroristica in Turchia, arrestata lo scorso 30 aprile in un ostello di Castiglioncello, dove si trovava per un breve soggiorno di vacanza insieme al fidanzato 23enne svizzero Robin Niederhauser. La donna, ora nel carcere Don Bosco pisano, è stata fermata in esecuzione di un mandato di arresto internazionale e per lei si stanno mobilitando i gruppi della sinistra radicale pisana.

"L'Italia deve opporsi all'estradizione - dicono i componenti del collettivo universitario Tijuana project - perché la Turchia è un Paese dove si violano costantemente i diritti umani e dove il dissenso viene punito con il carcere". Seda Aktepe ha ottenuto da tempo lo status di rifugiata politica in Svizzera, dove risiede col compagno, ma l'Italia non le ha concesso questo status giuridico e quando l'ostello ha inviato il suo nominativo in questura, come prescrive la legge, é scattato l'arresto internazionale, già convalidato.

"Seda ha ottenuto l'asilo politico in Svizzera poiché in Turchia doveva fronteggiare persecuzione e reclusione detentiva in quanto oppositrice del governo - ha dichiarato il fidanzato Robin Niederhauser -  La Turchia abusa dell'Interpol per perseguire le persone critiche verso il governo e se fosse estradata dovrebbe scontare una pena aver preso parte a una manifestazione di dissenso politico".

Il legale che la difende in Italia, Cecilia Vettori, spiega che nell'ordinanza di arresto sono due gli episodi contestati: Il supporto un'organizzazione terroristica locale e l'adesione al Mlkp, il partito marxista-leninista turco messo fuorilegge dal governo di Ankara nel 2007. "I mandati di cattura dell'Interpol - sottolinea Niederhauser - impediscono ai rifugiati politici di muoversi liberamente, in questo modo si realizza una persecuzione ben oltre i confini turchi. Spero che l'Italia, come la Svizzera, sostenga la battaglia di Seda e faccia rispettare i diritti umani assicurandole protezione contro la persecuzione politica che sta subendo".

Seda aveva chiesto asilo politico alla Svizzera il 13 gennaio scorso ottenendolo poco più di un mese più tardi dalle autorità federali elvetiche. Lo dimostrerebbe un documento prodotto dal fidanzato e allegato al suo fascicolo giudiziario in mano alla corte d'appello di Firenze. "Con la concessione dell'asilo politico - scrive l'Ufm, l'ufficio federale svizzero della migrazione - le viene garantito il diritto alla permanenza in Svizzera. La sua posizione nei confronti di tutte le autorità federali e cantonali è quella di rifugiata. Lei è inoltre autorizzata a svolgere un'attività lavorativa nonché a cambiare posto di lavoro e attività professionale indipendentemente dalla situazione del mercato del lavoro, ma è obbligata a richiederne preventiva autorizzazione all'ufficio cantonale di Polizia degli stranieri". Nello stesso documento tuttavia l'Ufm precisa che lo status giuridico che le veniva concesso sarebbe stato valido esclusivamente in Svizzera.

Tijuana project e il collettivo Eigenlab continuano a chiedere libertà e asilo politico per la giovane turca: "Seda - scrivono in una nota - rischia l'estradizione in Turchia dove l'attendono 7 anni di carcere di massima sicurezza per un reato di associazione sovversiva. Ma la sua sola colpa è quella di avere militato in un'organizzazione comunista che il 7 dicembre 2004 manifestava contro una legge che ha inasprito le condizioni carcerarie in Turchia violando i diritti umani e civili dei detenuti. Lei era lì in qualità di reporter di movimento per denunciare la situazione e per questo messa in custodia insieme ad altre 45 persone".

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