Cronaca

Elezioni rettore, il candidato Mancarella: "Incoraggiamo la libera ricerca"

Il docente di Informatica dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella, in corsa per il ruolo di rettore, ci ha parlato del suo programma

Ecco cosa ha raccontato a PisaToday il professor Paolo Mancarella, docente di Informatica all'Università di Pisa e candidato alla carica di rettore.

- Professor Mancarella, qual è la sfida prioritaria per l'Ateneo pisano?

Lo dico in una parola: qualità. Dobbiamo migliorare la qualità della vita quotidiana di tutti coloro che lavorano e studiano all’Università di Pisa, della ricerca di base e applicata con tante piccole e grandi azioni di supporto, della didattica attraverso la messa a disposizione di strutture adeguate e di docenti competenti a tutti i livelli della formazione universitaria, del personale curando in maniera più sostanziale la formazione continua. E dobbiamo migliorare la spendibilità dei titoli di studio che conferiamo ai nostri studenti, l’immagine dell’Ateneo in Italia e nel mondo, la capacità di attrarre nuove risorse per una crescita sostenibile e con ricadute vantaggiose sul territorio.
 

- Quali sono i tre punti fondamentali del suo programma di mandato?

Sono moltissimi i progetti da realizzare: l’Ateneo ha bisogno di riforme e interventi che lo mettano in grado di funzionare meglio e di rispondere rapidamente ai cambiamenti della società e del nostro ruolo al suo interno. Mi chiede tre punti? Me ne conceda uno in più: valorizzare (il tanto che già abbiamo di buono), semplificare (processi e procedure, per poter fare di più e meglio), innovare (senza perdere la nostra identità), condividere (informazioni e decisioni). E per le azioni concrete corrispondenti: https://pmancarella.wordpress.com.
 

- Che cosa rimprovera al rettore Augello e in quest'ottica quali novità pensa di introdurre?

L’Ateneo ha attraversato una fase difficile per via delle riforme imposte dalla Legge Gelmini. Nella riorganizzazione, si è peccato di eccessivo centralismo e si sono sacrificate molte forme di mediazione e di dialogo. Adesso che il sistema è stato messo a regime, è il momento di ricostruire gli organismi intermedi, potenziando le commissioni istruttorie, e di ridare linfa al dialogo tra Dipartimenti, Sistemi, Centri, Amministrazione. Io mi sono sempre sentito una persona al servizio del suo Ateneo e continuerò a sentirmi tale anche nell’eventualità di dover occupare la cattedra più alta. Un rettore deve avere un rapporto costante con tutto l’Ateneo, ad esempio con lo strumento del question time.
 
- Reclutamento del personale: da più parti si sottolinea l'eccessivo ricorso dell'Ateneo a figure professionali che costano meno e sono meno tutelate. Cosa pensa di fare per affrontare il problema?

Un rettore non è responsabile delle leggi sul lavoro introdotte a livello nazionale, ma è chiamato ad applicarle, insieme agli obblighi di economicità e di risparmio. Possiamo comunque intervenire a livello regolamentare per assicurare alcune garanzie, per esempio attraverso l’offerta di servizi aggiuntivi e convenzioni usufruibili da tutto il personale, indipendentemente dal tipo di ruolo o contratto. Su questi aspetti intendo mettere in atto misure specifiche affinché le figure professionali soggette alle nuove forme contrattuali cui dobbiamo far ricorso possano avere le maggiori tutele possibili.
 
- Come affrontare i continui tagli nei finanziamenti nazionali ai quali si è assistito negli ultimi anni?

Nel breve, l’Università può far sentire le ragioni sue e dell’intero mondo della ricerca, sottolineando come solo l’investimento in innovazione possa far uscire il Paese dalle secche economiche in cui si trova da ormai troppo tempo. Possiamo anche migliorare la nostra capacità di attrarre finanziamenti competitivi (per esempio, i progetti Europei) e industriali, fornendo adeguato supporto ai docenti. Ma più a lungo periodo, il miglior contributo che possiamo dare consiste nell’incoraggiare la libera ricerca, in particolare dei giovani, e nel formare eccellenti professionisti e studiosi, in tutte le discipline, che con il loro genio e le loro competenze possano arricchire l’intero paese. Questo è il modo più sano di preparare il terreno perché nel futuro si possa parlare di crescita, e non di tagli.
 

- Scuola Sant'Anna e Normale hanno una grossa capacità attrattiva di investimenti. Questo può finire per penalizzare l'Ateneo?

Tutt’altro! Ho già avuto modo di dichiarare che il rapporto con Scuola Sant’Anna e Normale, ma anche con altri enti di ricerca come CNR, INFN, INGV, è una fonte di arricchimento straordinaria per l’Ateneo. La presenza a Pisa di una tale concentrazione di talenti è fonte di orgoglio e di opportunità per tutti. Il mio scopo sarà di lavorare insieme a tutti questi enti di formazione e ricerca per far crescere il ruolo di Pisa, tutta quanta, in Italia e nel mondo. Non voglio competere per la fetta più grossa di una torta striminzita: voglio che tutti insieme si possa lavorare per far crescere la torta e avere tutti fette più grandi.
 

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