Cronaca

Caso Scieri: l'associazione 'Giustizia per Lele' pronta a costituirsi parte civile

La lettera del presidente dell'associazione, Carlo Garozzo: "Lo hanno lasciato morire agonizzante. Attendiamo gli sviluppi giudiziari, certi che la verità verrà finalmente accertata"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Carlo Garozzo, presidente dell’associazione 'Giustizia per Lele' che da tempo chiede che venga fatta chiarezza sulla morte di Emanuele Scieri, il parà siracusano trovato senza vita il 13 agosto 1999 nella caserma 'Gamerra' di Pisa. L'indagine per fare luce sulla vicenda è stata riaperta dalla Procura di Pisa a settembre del 2017 dopo la richiesta della Commissione parlamentare d'inchiesta. Le attività investigative hanno finora portato all'arresto dell'ex caporale Alessandro Panella, 39 anni, di Cerveteri (Roma), accusato di omicidio volontario in concorso. Nel registro degli indagati figurano anche Andrea Antico, sottufficiale dell'esercito, e Luigi Zabara.

Lo hanno denudato e picchiato il nostro amico. Lo hanno umiliato senza un motivo, senza un perché. Hanno esercitato su di lui una punizione, una regola non scritta. Hanno 'segnato' sul suo corpo l’arroganza e la prepotenza utilizzando la 'penna' dell’ignoranza e della stupidità. Ma il fatto più grave è che lo hanno abbandonato, lasciato morire agonizzante per ore. Hanno abbandonato un giovane ragazzo al suo destino con la schiena spezzata.

Emanuele Scieri poteva essere salvato quella notte. E invece è stato lasciato a contare le stelle, in una calda notte di agosto all’interno di una caserma dello Stato italiano, all’interno della caserma gamerra di Pisa. Lo hanno lasciato solo con i il suo desiderio più grande, quello di essere salvato. Ore di agonia mentre all’interno di quella caserma si provava a inscenare la farsa, la rappresentazione teatrale. Questa è la verità, una verità urlata da 19 anni dalla famiglia e dagli amici di Emanuele Scieri.

Nonostante il tempo trascorso, la nostra voce è stata ascoltata e le istituzioni stanno facendo emergere la verità. Finalmente Emanuele Scieri sta abbandonando per sempre quella caserma e le fantasiose ipotesi da sempre avvalorate da parte del mondo militare di allora resteranno per sempre solo come l’inutile tentativo di mettere una pezza su una vicenda che oltre ad aver cagionato la morte di un giovane ragazzo rappresenta una delle pagine più vergognose del mondo militare del nostro paese.

Nella vicenda di Emanuele Scieri non esiste traccia di parole quali onestà, sincerità, lealtà e onore. Parole urlate dalla famiglia di Emanuele Scieri, lasciata sola durante questi diciannove anni e dai suoi amici e dalla gente onesta, sincera e leale. Quel mondo dovrebbe scusarsi con la famiglia Scieri, ammettere le proprie responsabilità e la superficialità con la quale hanno trattato la vicenda sin dai primi minuti, da quando Emanuele Scieri risultò essere assente al contrappello pur avendo la certezza che lo stesso fosse rientrato. Hanno provato a dipingerlo come un debole, un arrampicatore di scale spinto dai motivi più futili (ricerca del campo del cellulare, giusto per citarne una), un autolesionisa, un suicida.

Emanuele Scieri è stato assassinato la notte tra il 13 e 14 agosto 1999 all’interno della caserma gamerra di Pisa e lasciato morire agonizzante. Attendiamo gli sviluppi giudiziari, certi che la verità, e non una verità, verrà finalmente accertata e i responsabili consegnati alla giustizia. La nostra Associazione è pronta a costituirsi parte civile, siamo pronti e lo siamo da 19 anni. Lo siamo semplicemente perché siamo Emanuele Scieri.

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