Coronavirus, agricoltura in difficoltà: "Serve sostegno concreto, altrimenti non ci rialzeremo più"

Lavoratori stagionali assenti, incassi fortemente diminuiti, investimenti a rischio: l'agricoltura italiana rischia grosso. Matteo Caloni e Luca Gini, due imprenditori pisani, lanciano l'allarme

Pochi giorni fa le federazioni Coldiretti della provincia di Pisa e della provincia di Livorno hanno indirizzato all’attenzione delle Prefetture delle due città un appello nel quale sottolineavano la necessità, per il settore agricolo, di un intervento rapido per ovviare alle problematiche sorte con l’emergenza Coronavirus. Il blocco completo delle attività e degli spostamenti, infatti, ha posto le numerose aziende agricole del territorio pisano di fronte al problema dell’approvvigionamento di lavoratori stagionali, fondamentali in questa parte dell’anno in cui ci si avvia alle prime raccolte e alle semine per l’estate e l’autunno, e a quello dei mancati incassi dalla vendita dei prodotti. "In particolare nella provincia di Pisa per portare a termine le lavorazioni agricole si ricorreva negli anni passati nel periodo aprile/ottobre a oltre 500 operai agricoli stranieri per un ammontare complessivo di oltre 25mila giornate lavorative" affermano da Coldiretti.

L’allarme è raccolto e condiviso dagli imprenditori agricoli pisani, presi in contropiede (come tutto il resto del tessuto economico nazionale) dal dilagare della pandemia. "Nel nostro settore, a differenza di altri, le conseguenze si protrarranno molto più a lungo. I lavori nei campi sono ridotti al minimo: sia la raccolta che la semina sono a forte rischio" affermano Matteo Caloni e Luca Gini, proprietari di due aziende situate a Coltano e Crespina. "Produco ortaggi e in questo periodo dell’anno, solitamente, assumo due o tre lavoratori stagionali provenienti dal Senegal. Abbiamo sviluppato una bella collaborazione, ma adesso è tutto fermo: non sono potuti arrivare a Pisa dal loro paese" spiega il titolare dell’Azienda agricola Caloni Matteo. Un problema riscontrato anche da Luca Gini, proprietario dell’Azienda agricola La Vite: "Tre collaboratori hanno lasciato l’azienda perché avevano timore per la loro salute. Con il resto del personale abbiamo attuato tutte le misure di sicurezza che sono state imposte, rivoluzionando anche i turni di lavoro. Ma oltre alle difficoltà in azienda, ci si deve confrontare anche con la problematica degli spostamenti: i dipendenti che sono costretti a muoversi con i mezzi pubblici devono districarsi tra corse soppresse e ritardi, mentre chi ha la macchina non può caricare alcun collega".

L’erogazione dei voucher agricoli, per favorire lo svolgimento dei lavori nelle campagne da parte di disoccupati, studenti, cassaintegrati e pensionati, secondo Caloni e Gini può essere un primo strumento utile per fronteggiare la crisi. "Ma ciò che conterà di più sono le politiche strutturali che verranno attuate nei prossimi mesi - sottolinea Caloni - perché la vera emergenza inizierà quando dovremo fare i conti con le macerie lasciate dal virus". "In queste ultime settimane non ho potuto effettuare delle semine importanti - prosegue Matteo Caloni - ho investito del capitale in sementi che non porteranno prodotti da vendere. Per cui sono già consapevole che tra qualche mese verranno a mancare incassi pesanti". Luca Gini è ancora più dettagliato nella conta dei danni provocati dall’emergenza: "Io produco sia vino, venduto in Italia e all’estero, che piante di vite acquistate da aziende agricole produttrici di vino. Sul piano agricolo la vendita dei vitigni non ha risentito eccessivamente del blocco, mentre il volume degli incassi dal vino è sicuramente calato. I ristoranti e gli alberghi sono chiusi in tutti i paesi nei quali solitamente esportiamo: purtroppo le perdite saranno alte".

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Secondo l’imprenditore di Crespina l’aiuto che lo Stato dovrà dare al settore agricolo non potrà essere indiscriminato e generalizzato: "Anche all’interno del comparto agricolo ci sono realtà differenti tra di loro". E specifica: "L’ortofrutta ha retto il colpo meglio della florovivaistica. Serviranno politiche di sostegno differenziate e calcolate sulla base dei reali danni subiti. E, cosa ancor più importante, quando gli imprenditori andranno a richiedere il credito, gli istituti bancari non potranno guardare esclusivamente alla situazione finanziaria dell’azienda, perché altrimenti si innesterebbe un circolo vizioso nel quale chi ha più bisogno è anche un debitore inaffidabile, destinato al fallimento". Secondo Luca Gini ciò che più aiuterà il settore agricolo italiano nella ripresa sarà "la volontà da parte dello Stato di affrontare e risolvere un problema per volta. Da troppi anni l’agricoltura si trascina avanti per inerzia: a ogni crisi economica o calamità naturale corrispondono decine di chiusure e fallimenti. Manca l’incentivo da parte della politica nel ricambio generazionale: i giovani si formano e investono malvolentieri nell’agricoltura perché non ne vedono i vantaggi".

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