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Emergenza, ipotesi divieto di asporto dopo le 18 per i bar: "E' tempo di disobbedire"

La suggestione del divieto di asporto a partire dalle 18 per i bar nel prossimo Dpcm ha provocato l'immediata levata di scudi da parte degli esercenti: "Sarebbe il colpo finale"

Quella fastidiosa sensazione di dejà-vu e la consapevolezza che la nuova misura al vaglio del Governo potrebbe decretare la parola fine per moltissimi locali, già con l'acqua alla gola e allo stremo delle forze dopo quasi un anno trascorso in piena emergenza e con pochissime entrate in cassa. L'universo della caffetteria e di tutti i locali specializzati nella somministrazione di cibi e bevande da consumare al momento dell'aperitivo potrebbe incassare un'altra mazzata. Nel Dpcm che entrerà in vigore il prossimo 16 gennaio potrebbe esserci la novità del divieto di asporto dalle 18 alle 22 (eccezion fatta ovviamente per ristoranti e pizzerie).

Massimo Scarselli, proprietario del bar I Portici a Cascina, lancia una proposta a tutti i colleghi: "E' arrivato il tempo della disobbedienza pacifica". Un gesto che vada oltre la semplice dimostrazione: un'azione che renda visibile l'estremo disagio provato dalla categoria di fronte al possibile nuovo giro di vite. "Questa situazione ormai è insostenibile: da un anno noi gestori siamo trascinati e sballottati in ogni direzione dal Governo. Ormai siamo delle trottole in mano a chi dovrebbe prendere delle decisioni per il bene dei lavoratori". Scarselli si rifà ai concetti espressi da Don Milani e continua: "La disobbedienza è una virtù. E adesso serve per far capire ai nostri politici che la realtà è profondamente differente da quella che loro interpretano nei decreti. I ristori sono insufficienti e si fa di tutto per disincentivare il nostro lavoro".

Il disaccordo nei confronti dell'operato del Governo è condiviso da Valerio Bartalini, titolare di Eleven Cafè. Ma la sua posizione è meno netta del collega: "Se il divieto di asporto serve a prendere coscienza del fatto che episodi come quelli avvenuti a Lucca nello scorso week end sono un pericolo per tutti, ben vengano queste misure" afferma Valerio Bartalini, titolare di Eleven Cafè. "Se invece sono l'ennesimo strumento gettato nella mischia a caso dal Governo - prosegue - la valutazione è un'altra. I bar sono stati gli esercizi commerciali più martoriati in assoluto dalle decisioni dell'esecutivo: chiusure anticipate, aperture ritardate, orari e modalità di servizio stravolti".

La posizione di Confcommercio e Confesercenti

Nel calderone della critica ci sono anche, ovviamente, i ristori. Un tema dibattuto fin dalla prima tranche annunciata e poi distribuita, con diversi ritardi, dallo Stato al termine del primo lockdown. "Conti alla mano - continua Valerio Bartalini - i soldi arrivati dallo Stato sono pochi. E in qualche caso non sono mai arrivati. Bastano a malapena a coprire l'affitto e alcune bollette che fanno parte delle spese vive che non possono essere abbattute: ad esempio l'acqua o la luce, fondamentali per tenere in funzione i macchinari utili a servire ai clienti alcuni prodotti come cocktail o caffè".

Da una parte quindi c'è il senso di responsabilità che accomuna tutti i gestori dei bar e dei locali che somministrano bevande e cibo da asporto, "anche se non ci può essere chiesto di occuparci anche del rispetto delle normative fuori dal nostro locale - specifica Bartalini - personalmente ricordo sempre di non consumare i prodotti nei pressi del bar, così come di non riunirsi in gruppetti. Ma quando capita che qualcuno se ne infischia, servirebbero maggiori controlli e più rigore nell'applicazione delle sanzioni. Invece, anche in questo caso, la solerzia nei controlli si verifica maggiormente nei nostri confronti".

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