Coronavirus e l'emergenza lavoro: sindacati e imprenditori chiedono sostegno allo Stato

Cgil, Cisl e Uil di Pisa segnalano i disagi dei lavoratori, mentre Confcommercio vuole contributi alle aziende

Da un lato centinaia di richieste di cassa integrazione, dall'altro la mancanza di liquidità delle aziende. E' l'emergenza lavoro, che si delinea sempre più come conseguenza diretta della crisi sanitaria in corso in tutta Italia. 

"E' ripartito il confronto con il Governo per la verifica delle attività essenziali in modo da ridurre davvero al minimo indispensabile le presenze nei luoghi di lavoro - informano con una nota i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Pisa - continueremo un costante monitoraggio nel territorio a tutela della salute di lavoratrici e lavoratori. Naturalmente prosegue la stessa verifica per quanto concerne il rispetto delle norme di sicurezza per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid 19 in tutti gli ambienti di lavoro".

Se la primaria preoccupazione dei sindacati è la salute, dall'altro si guarda al "rischio occupazionale e la mancanza di reddito per la sospensione delle attività produttive non essenziali. Le richieste di utilizzo degli ammortizzatori sociali arrivano in gran numero: centinaia al giorno nella nostra provincia ormai da una settimana e le previsioni non sono certo migliori. Di fronte a questa situazione ci sentiamo di sollecitare con forza le aziende, che non sono in grave difficoltà economica, ad anticipare il corrispettivo della cassa integrazione alle normali scadenze mensili e a richiedere il conguaglio all'Inps. Solo nei casi eccezionali di serie e documentate difficoltà finanziarie, riteniamo corretto accedere al pagamento diretto da parte dell'Inps al lavoratore. In questo caso sollecitiamo l'Inps ad una procedura snella e rapida tale da non mettere in difficoltà lavoratrici, lavoratori e le loro famiglie. In entrambi i casi è fondamentale l'attenzione, da parte di Governo e Istituzioni, della tenuta di tutto il sistema economico, fornendo prontamente ai lavoratori il reddito necessario e alle aziende un aiuto adeguato".

E proprio delle aziende si preoccupa invece Confcommercio Pisa, secondo cui da questa emergenza alla fine "zd avvantaggiarsi saranno solo le piattaforme online, che avranno il via libera definitivo per monopolizzare tutti i mercati, e niente sarà più come prima. Per evitare questo scenario da incubo, superata l'emergenza sanitaria, occorre una scossa di liquidità, che il Governo metta soldi veri nelle tasche dei milioni di imprenditori e partite Iva che per mesi non lavoreranno e non incasseranno un centesimo".

"800mila euro di merce non vendibile": il caso dell'azienda di San Giuliano

"In vista c'è un enorme problema di liquidità che dovrà essere affrontato di petto e risolto quanto prima - spiega il direttore Federico Pieragnoli - cancellare le tasse per un anno è la condizione necessaria ma non sufficiente per ripartire: se non diamo soldi agli imprenditori per ricominciare, risollevare l'economia sarà impossibile. Prima che i consumi riprendano adeguatamente passerà del tempo e quel che non è stato incassato non può più essere recuperato, è perso per sempre. Il sistema bancario sta facendo la propria parte: lo stop per 12 mesi ai rimborsi e la dilazione delle scadenze di pagamento per le varie forme di prestito e finanziamento messo in atto da alcune banche è un segnale che va nella giusta direzione. Così come apprezziamo l'impegno che diversi comuni del nostro territorio stanno dimostrando, a partire dal rinvio di alcuni mesi delle scadenze tributarie. C'è da fare di più, ma lo shock decisivo deve partire dal Governo".

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Pieragnoli pensa ai 600 euro una tantum stanziati nell'ultimo decreto dell'11 marzo: "Se penso che per il reddito di cittadinanza l'importo arriva a 750 euro, i 600 destinati a imprenditori, commercianti e partite Iva costrette a cessare la propria attività è qualcosa di assolutamente ridicolo. Parliamo di una miriade di imprese, negozi, professionisti il cui valore economico e sociale è straordinario, che non potranno più riaprire senza un intervento dello Stato. Imprese che con il loro lavoro hanno versato per anni tasse e contributi, hanno garantito occupazione e posti di lavoro e che oggi hanno uno straordinario bisogno di aiuto che negare sarebbe delittuoso".

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