Allarme nel Parco di San Rossore: il mare 'mangia' le dune

Sono gli ambientalisti a denunciare la situazione e a chiedere l'intervento della Regione per evitare la perdita di un patrimonio naturale di primaria importanza

Il mare ingoia le dune di San Rossore avanzando inesorabilmente verso la foce insabbiata del Fiume Morto Vecchio. E' l'allarme lanciato da Marcello Marinelli, rappresentante delle associazioni ambientaliste nel Comitato di Presidenza del Parco di Migliarino San Rossore e Massaciuccoli, e Angela Giudiceandrea, rappresentante associazioni ambientaliste nel Consiglio Direttivo del Parco.

"Ne sono testimonianza i pali di fondazione del percorso di legno sulle dune sospesi nel vuoto: una struttura inaugurata soltanto nel 2008 e adesso chiusa per motivi di sicurezza che rischia nelle prossime settimane di collassare definitivamente tra la furia delle onde - affermano i due ambientalisti - un danno gravissimo che ne causa altri di non minore importanza. I danni di questo inarrestabile fenomeno, infatti, riguardano dove più dove meno tutto il tratto costiero della Tenuta minacciando, ormai da diversi anni, ambienti per cui il Parco è famoso nel mondo come le importantissime lame di acqua dolce, le pinete, non risparmiando neanche i manufatti presenti come la villa del Gombo".

"Con la scomparsa delle dune, in diversi  tratti - proseguono Marinelli e Giudiceandrea - le onde, durante le violente libecciate, inondano i terreni retrodunali, questo ha influenza negativa sia sulla Pineta di Pino marittimo, già duramente provata dagli attacchi di Matsucoccus  feytaudi Ducasse, sia sulla vegetazione che la fauna di acqua dolce per l’inquinamento dell’acqua salata.La progressiva salinizzazione delle lame retrodunali mina anche la loro funzione di barriera idrostatica contro la risalita, nel sottosuolo, del cuneo salino che espandendosi nell’entroterra causa danni anche ai boschi di latifoglie ed ai terreni coltivati".

Una situazione di massima urgenza già segnalata nel 2009 che sta provocando la perdita di un patrimonio unico per la quale i due ambientalisti chiedono alla Regione di intervenire sia con interventi urgenti, sia accelerando una serie di progetti già annunciati.

Le associazioni ambientaliste chiedono fermamente che prima della prossima libecciata sia fatto un intervento straordinario teso ad impedire la distruzione del camminamento sopraelevato in corrispondenza della foce insabbiata di Fiume Morto Vecchio.

Per un efficace contrasto dell’erosione chiedono, inoltre, alla Regione di non attendere oltre e di:

  • riprendere al più presto le riunioni del Comitato di Presidenza della tenuta di San Rossore, da tempo rinviate per l’indisponibilità dell’assessora Fratoni;

  • avviare  il piano da 115 milioni di euro per interventi di recupero della costa toscana, annunciato in maggio;

  • iniziare le opere previste per salvare l’arenile fra Bocca d’Arno e la foce del Serchio, dell’ammontare di  13,5 milioni;

  • intraprendere la fase di progettazione per poterla realmente concludere entro il 2017;

  • anticipare il termine dei lavori previsto per 2021;

  • riconsiderare lo sviluppo del porto di Livorno.

"Tutto questo - concludono gli ambientalisti - nel  tentativo di limitare i danni in corso ad habitat e specie di rilevanza comunitaria ed alle Comunità residenti dovuti al perpetuarsi di disattenzioni gravi e lacunose accumulatesi negli anni"

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