Partecipò ad una faida tra bande a Marina: si nascondeva in un condominio al Cep

L'uomo, un 43enne kosovaro, fu tra i protagonisti di una delle più sanguinose faide avvenute sul nostro territorio. Dopo mesi di latitanza è stato arrestato dalla Polizia

Un momento della conferenza stampa in Questura

Era latitante da agosto 2019 perchè condannato a 5 anni di reclusione per il reato di 'fabbricazione e porto abusivo continuato d’arma da guerra e comune'. Gli agenti della squadra mobile della Polizia di Pisa lo hanno rintracciato e arrestato ieri, 19 febbraio, in un palazzone in piazza Giovanni XXIII, nel quartiere del Cep, dopo diversi giorni di appostamenti. A finire in manette un 43enne origine kosovara, per anni residente presso il campo nomadi di Coltano ma che da tempo aveva fatto perdere le sue tracce. A tradire l'uomo, con alle spalle anche numerose condanne per reati contro il patrimonio, la consegna di alcuni mobili effettuata da una nota azienda.

I fatti per cui era ricercato risalgono al 12 e 13 gennaio del 2008, quando, a seguito di un alterco sorto al campo rom di Coltano tra due opposte fazioni di nomadi, una di nazionalità kosovara e l'altra macedone, scoppiò una vera e propria faida tra i due gruppi etnici. Dopo una prima rissa scoppiata a Coltano, dove vennero sparati anche alcuni colpi di pistola, il gruppo di macedoni fece rientro presso le proprie abitazioni alla foce dell’Arno di viale d’Annunzio, presso il vecchio 'Ittiogenico'. Per replicare allo sgarro subìto, un commando di 8 kosovari armato di pistole e fucili, tra le quali era presente anche il 43enne finito in manette, tentò l’assalto alle abitazioni dei macedoni: un blitz nel quale rimasero ferite 4 persone. 

Le successive indagini dalla squadra mobile pisana portarono all'arresto in flagranza di trenta persone delle due opposte fazioni, trovate in possesso, nelle perquisizioni condotte nei giorni seguenti tra il campo nomadi di Coltano, viale d’Annunzio e Pontedera, di numerose pistole con matricola abrasa e una ventina di molotov, considerate dalla legge come vere e proprie armi da guerra. A seguito degli arresti, molti vennero rimessi in libertà: tra questi anche il kosovaro che inizialmente scappò in Francia, salvo poi fare successivamente ritorno nel campo rom di Coltano.

Nel frattempo il processo è andato avanti fino in Corte D’appello ed ha iniziato a produrre le prime condanne, tra cui, nell'estate scorsa, anche quella del 43enne kosovaro "che - spiega il commissario capo Fabrizio Valerio Nocita - dal momento della pronuncia del giudice, ha fatto nuovamente perdere le sue tracce. Lo abbiamo ricercato per tutti questi mesi, convinti che non avesse abbandonato il territorio pisano, visto che tutti i suoi familiari hanno continuato a gravitare in questa zona". La svolta è avvenuta una ventina di giorni fa, quando nell'ambito di un normale controllo è stata fermata la compagna dell'uomo, originaria di Castelfranco di Sotto. "A questo punto - prosegue Nocita - abbiamo iniziato a monitorare gli spostamenti della compagna, fino ad individuare un palazzone nel quartiere del Cep, dove presumibilmente si nascondeva l'uomo".

Gli appostamenti svolti dai poliziotti  in borghese sono andati avanti per oltre una settimana nel corso dei quali "l’uomo - prosegue Nocita - non ha fornito alcun segno della propria presenza: sembrava quasi non abitasse lì, non usciva e non comunicava con l’esterno". Ieri mattina, però, è avvenuto il passo falso che ha tradito il latitante. Intorno alle ore 10 sotto il palazzo, i poliziotti appostati hanno visto arrivare il camion di un noto mobilificio. Uno degli operai della azienda è sceso ed ha citofonato all’ingresso: ad affacciarsi dalla finestra, al quarto piano dell'immobile, il ricercato che è stato così identificato dai poliziotti. Avvertita la centrale in poco tempo è scattato il blitz: una 30ina di agenti hanno circondato il palazzo facendo irruzione nell'appartamento e arrestando l'uomo che, alla vista delle forze dell'ordine, non ha opposto resistenza. 

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