Famiglia senza sintomi da giorni dopo il Covid, il tampone non arriva: "Siamo prigionieri in casa"

Segnalate difficoltà nel monitoraggio e nella chiusura delle pratiche

Chiusi in casa, senza sapere quando potranno uscire. Una situazione diffusa, con l'aumentare dei contagi e con le necessarie misure di prevenzione. Il costo per le famiglie, sia in termini di disagi che economici, può essere rilevante. La vicenda che si prende ad esempio è quella che ci racconta Mario (nome di fantasia per tutelare la privacy): lui dipendente, sua moglie lavoratrice a partita Iva, con due figli minori, residenti a Pisa. Tutti sono risultati positivi al tampone del Coronavirus lo scorso 6 ottobre, dopo una prima positività dell'uomo ad un tampone privato eseguito pochi giorni prima. Lievi i sintomi patiti, senso di spossatezza soprattutto.

Da oltre 10 giorni non presentano sintomi. Possono uscire di casa? "Dovrebbe essere previsto il tampone, ma non è dato sapere quando possono venire a farcelo" dice Mario. Il Dpcm del 12 ottobre scorso prevede che i casi sintomatici possono uscire dall'isolamento dopo almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e dopo un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi. "Quando ci siamo ammalati noi - dice Mario - era previsto obbligatoriamente il tampone negativo per poter uscire. Ho una mail Pec dell'autorità sanitaria che lo prescrive. Ma ora, senza sintomi da 13 giorni, siamo prigionieri".

E' il sistema di registrazione e previsione tamponi che pare avere dei problemi: "Gli operatori che sono venuti a farci il tampone, le chiamate ricevute da loro e dal medico di famiglia, sono andate bene. Siamo stati assistiti, non ci siamo sentiti abbandonati. Adesso sì, però. Qualsiasi numero che chiamo non mi sa dare risposta. Siamo stati contattati dalla Asl per dirci che la nostra pratica va avanti, ma poi sono riuscito a sentire la Unità Speciale di Continuità Assistenziale che si occupa di questi casi ed il nostro nome in lista non c'è. In pratica non posso sapere quando verranno a farci i tamponi, fino a che non passeranno".

"Io sono collaborativo - conclude Mario - non grido allo scandalo o altro. Ma se il mio medico mi dice 'il sistema è imploso' e sento conoscenti finiti in quarantena nella mia stessa situazione, allora forse è il caso che segnali la situazione".

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