Cronaca

Fidejussioni tossiche, è guerra in Comune: "Si vuole nascondere la verità"

E' scontro sia sulla relazione della 1° Commissione di controllo e garanzia sia sui controlli assenti che sui procedimenti disciplinari. Le opposizioni: "Tutta una farsa per evitare responsabilità"

E' un terremoto amministrativo e politico quello rappresentato dalla vicenda fidejussioni tossiche. Smentite fra uffici e dipendenti, polemiche furiose fra maggioranza ed opposizioni. La 1° Commissione di controllo e garanzia è stata l'ultimo luogo di scontro, per quello che viene denunciato da Ucic-Prc, Sel, gruppo misto, Ncd, Nap e M5S come "una farsa, un modo per evitare l'assunzione di responsabilità dell'amministrazione di quanto accaduto, con il frettoloso scaricamento della colpa sui dipendenti".

IL TEMA. Gli ultimi aggiornamenti dell'indagine interna condotta dal segretario comunale Marzia Venturi, su direttiva del Sindaco, parlano di 31 fidejussioni inefficaci per il settore di edilizia privata, per un totale di quasi 16 milioni di euro di garanzie ai lavori inesistenti. Attualmente la ricognizione e l'individuazione di eventuali ulteriori polizze è ancora in corso, così come i procedimenti disciplinari a carico dei dipendenti. Il 28 gennaio 2016 è stata respinta dal Consiglio Comunale la richiesta avanzata da Ucic-Prc di una specifica Commissione d'indagine sul caso, mentre è stato invece approvato un Ordine del giorno che ha demandato alla 1° Commissione di controllo e garanzia una serie di accertamenti e valutazioni da poi riportare al Consiglio Comunale stesso.

L'ESITO DELLA COMMISSIONE. Ieri si è concluso l'iter della 1° Commissione con il voto del documento che avrebbe dovuto riassumere l'orientamento dell'istituto. Sono state bocciate le relazioni di Fi-Pdl e quella congiunta di Ucic-Prc, Sel, gruppo misto, Ncd, Nap e M5S, mentre è stata approvata con i propri voti quella di Pd, In lista per Pisa e Riformisti.

"Dopo aver partecipato poco, senza mai davvero interessarsi e con qualche emendamento alla nostra relazione, hanno tirato fuori il coniglio dal cilidro - afferma il consigliere Nerini (Nap) - cioé una loro valutazione, già pronta, che hanno votato senza accettare discussione od emendamenti. Fa ridere se non ci fosse da piangere, due mesi di lavoro per nulla".

"Quando fu rifiutata la Commissione d'indagine e si chiese con l'Odg gli accertamenti alla 1° Commissione - afferma Landucci (ex Pd, gruppo misto) - feci notare che i due istituti hanno poteri molto diversi, che serviva una e non l'altra. Lo feci notare al segretario comunale al primo incontro (l'8 febbraio ndr) e lei mi rispose che sulla scelta 'non c'è illegittimità profonda'. Quindi è comunque irregolare! Il documento approvato ieri è una farsa, mostra un percorso fasullo, trova capri espiatori e non fa chiarezza politicamente sui responsabili".

La maggioranza avrebbe quindi nel primo Odg del 28 gennaio chiesto una verifica sulle fidejussioni alla 1° Commissione, ritenuta peraltro non perfettamente idonea allo scopo dal segretario comunale, per poi, al momento del voto, appoggiare una propria relazione che non accoglie le rilevazioni degli altri consiglieri, senza poi prevedere una discussione in merito in Consiglio Comunale. Infatti dice Auletta (Ucic-Prc) che "anche questa richiesta è stata bocciata, un altro segnale di assoluta mancanza di trasparenza".

NEL MERITO: CONTROLLI ASSENTI. La critica centrale delle opposizioni è che la relazione votata non dà le risposte chieste a monte dall'Odg della stessa maggioranza, in particolare sui controlli effettuati per la verifica delle polizze e le relative responsabilità. I documenti da una parte di Ucic-Prc, Sel, gruppo misto, Ncd, Nap, M5S e Pd, In lista per Pisa e Riformisti dall'altra, concordano sul fatto che ci fosse confusione ed incertezza fra gli uffici, con la non previsione di una linea di azione comune, tanto che c'erano vari modi di ricevere le polizze, ma non di verificarne l'efficacia.

I modi in cui venivano acquisite le polizze erano sostanzialmente due: dai dipendenti comunali agli sportelli degli uffici; dai dirigenti al momento della firma delle convenzioni di fronte ai notai. In quest'ultimo caso "non si sa con che procedura ciò avvenisse - afferma Auletta - mentre ci sono anche stati casi in cui venivano lasciate anche fuori dagli orari di competenza, per cui venivano acquisite in differita senza anche qua sapere che iter seguissero".

Se la responsabilità delle verifiche, secondo il segretario generale, parrebbe ricadere sui responsabili del procedimento, 17 di loro scrivono in una nota del 16 marzo all'attenzione della 1° Commissione che "la verifica delle polizze fidejussorie non è mai rientrata tra le competenze dei responsabili del procedimento". Esse infatti "vengono presentate allo sportello affinché l'interessato possa ritirare il permesso. Pertanto è chiaro e palese che tale passaggio avviene quando il procedimento di nostra competenza è gia chiuso". Le polizze, in ogni caso, venivano quindi "visionate per l'accettazione dalla responsabile del front office, che teneva l'archivio delle polizze e provvedeva alle eventuali escussioni o svincoli".

"Il primo atto di controllo il Comune lo fa il 29 ottobre 2015 - dice Auletta - con la lettera alla Banca d'Italia; prima dal 2008 mai fatta alcuna verifica nonostante i tanti strumenti come visure camerali, l'elenco degli abilitati della Banca d'Italia e le avvisaglie come il caso Navicelli o gli articoli di stampa su vicende uguali. Una carenza gravissima, perché chi dà le direttive e deve verificare che tutto sia corretto è chi gestisce e nomina i dirigenti: è la politica".

"Il sindaco ha messo in moto il braccio armato del segretario comunale - attacca Raffaele Latrofa (Ncd) - e colpisce chi non ha mai avuto a che fare con le fidejussioni, facendone dei capri espiatori per allontanare le responsabilità dalla politica. Come Commissione avevamo fatto richiesta di audire i collaboratori del segretario che la aiutavano nell'indagine, ci è stato negato. La catena dei controlli e delle risposte è tutta politica, eppure la risposta sono procedimenti disciplinari amministrativi. L'amministrazione fa lo scaricabarile, la Commissione, che doveva dare risposte ai cittadini, è stata solo fumo negli occhi".

IL METODO: OSTRUZIONISMI. Auletta denuncia che i lavori dei commissari non sono stati facili: "Non c'è stata data tutta la documentazione, in certi casi invece era parziale. C'è stato il diniego a sentire i collaboratori del segretario comunale, più il caso del segreto istruttorio che noi contestiamo".

Questo particolare caso riguarda i 5 esposti in Procura fatti dall'amministrazione, documenti che non sono stati resi noti. "E' stato opposto alla Commissione - spiega Elisa Giraudo (Sel) - un segreto istruttorio che non esiste, è come se si subisce un furto e una volta denunciato poi non se ne possa parlare. Inoltre il diritto di accesso dei consiglieri è ampio e garantito, limitabile solo per appesantimenti degli uffici, e non può essere questo il caso. Peraltro la relazione della maggioranza fa riferimento a questi esposti, come se i consiglieri abbiano avuto accesso a questi documenti. E' tutto semplicemente paradossale".

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