Pisa "città della cannabis": il Popolo della Famiglia contrario alla fiera al Palazzo dei Congressi

Il movimento avversa l'evento previsto in città dal 12 al 14 ottobre ed ogni forma di vendita o manifestazione come Canapisa. Il punto sul dibattito normativo per la 'cannabis light'

Il Popolo della Famiglia, movimento politico lanciato a livello nazionale da Mario Adinolfi, si fa sentire a Pisa in merito alla Fiera della Canapa, evento previsto al Palazzo dei Congressi dal 12 al 14 ottobre. La manifestazione prevede una serie di interventi su vari aspetti del crescente mercato della canapa. Per il Popolo della Famiglia "non solo sarà possibile assaggiare dolci, gelati, vini, birre e caffè preparati con semi, oli ed estratti di canapa - scrive in un comunicato - ma addirittura si potrà aspirare la cannabis 'light' che ormai da molti mesi è divenuta legale".

E' in particolare quest'ultimo prodotto a preoccupare il Popolo della Famiglia, che richiama un "severissimo monito del Consiglio Superiore di Sanità" teso a "vietare immediatamente il commercio della cannabis per un uso cosiddetto 'ricreativo'". Insiste poi il partito: "Il Ministro della Sanità Giulia Grillo, sentito il parere del CSS, l'ha subito archiviato e ha deciso di non chiudere i negozi di cannabis, nati come funghi in tutta Italia, perché evidentemente rientrano proprio negli interessi del potere". Accusa quindi il movimento politico che a pesare sarebbe la parte economica: "La cannabis sinonimo di benessere, dell'anima e del corpo, cannabis simbolo di progresso, di apertura mentale, di libertà, di felicità, cannabis come rimedio olistico. Mentre, senza dar nell'occhio, dietro le quinte si sussurra che il giro di affari si aggira intorno a 1,4 miliardi di euro".

E' noto che l'apertura del mercato della canapa, nei suoi tanti aspetti, sia questione dibattuta. Coldiretti ha analizzato il settore con lo studio 'La new canapa economy', mentre anche in Toscana ed Pisa si sono diffusi i prodotti a base di canapa, con anche negozi specializzati. 

Il parere del Consiglio Superiore della Sanità riguarda la cosidetta 'cannabis light' e risale al 10 aprile 2018. Si inserisce in un approfondimento sulla licelità del prodotto richiesto dal precedente Ministro della Sanità Lorenzin all'Avvocatura dello Stato e alle altre Amministrazioni competenti. Che sia in corso questa valutazione lo ha scritto in una nota l'attuale Ministro Giulia Grillo lo scorso 22 giugno 2018, pubblicando al contempo il documento del CSS.

Nel parere del Consiglio Superiore della Sanità si legge che "la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa [...] non può essere esclusa". Fra i motivi ci sono: una presenza "non trascurabile" di THC (principio attivo psicotropo); che di fatto non sia possibile un monitoraggio o controllo sulle quantità del consumo e quindi sugli effetti; che non sia valutato il rischio di interazioni fra l'assunzione dei prodotti alla cannabis e vari casi particolari e diffusi (patologie, farmaci, gravidanza ed altri esempi). In sostanza non sono esclusi possibili effetti collaterali, anche per "assunzioni inconsapevoli".

Il Consiglio Superiore della Sanità quindi "raccomanda che siano attivate nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti". Il CSS quindi chiede una regolamentazione, un intervento normativo chiarificatore, che poi attendono gli stessi operatori del settore

In questo contesto il Popolo della Famiglia ripete il suo messaggio: "La città di Pisa ben conosce il disastro che nasce dalla droga, dato che ospita da anni la manifestazione antiproibizionista denominata Canapisa". "Il Governo della città è cambiato - insiste - il Pd è andato in pezzi, ma l'inaugurazione della fiera della cannabis fa capire che 'cambia tutto per non cambiare nulla'. Ma perché solo il Popolo della Famiglia fa sentire sua sua voce? Perché tutti si voltano dall'altra parte rendendosi complici con il loro silenzio? La città di Pisa e l'Italia intera sono ormai rassegnati a vedere i propri giovani collassare sotto le spinte della cultura del nulla? A queste domande non è possibile dare una risposta seria senza intervenire concretamente con la chiusura dei negozi di morte, delle fiere dell'inferno e promuovendo in tutte le scuole corsi volti a smascherare le trappole mortali che oggi più che mai rendono pericolosa la strada dei nostri giovani".

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