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Cronaca

Pandemia e finita locazione: in pericolo il Circolo Agorà di Pisa

Sempre solvibile dal 1994, in via Bovio con la chiusura per il Covid si sono ridotti i pagamenti e la proprietà del fondo vuole dire basta. Il presidente: "Possiamo pagare, ma no ad una fideiussione impossibile". Trattativa tesa in corso

"Il Circolo Agorà non morirà, ma vogliamo che viva qua". Ha le spalle larghe lo storico centro aggregativo di via Bovio, ma la pandemia ha messo in difficoltà tutti. Il giorno successivo dell'inizio 'ufficiale' dell'emergenza Coronavirus, con il Dpcm del 4 marzo 2020, le porte del civico 48-50 si sono chiuse, comportando lo stop delle attività e la contestuale perdita degli introiti per i corsi. Difficoltà che si sono riflesse sul pagamento del canone di locazione alla proprietà privata del fondo. Ritardi e riduzioni che possono essere ripianate, assicura il presidente del circolo Valter Lorenzi. Ma ora i rapporti sono complessi, con gli avvocati di mezzo. 

La trattativa sulla locazione è cominciata insieme ai primi impatti della pandemia. "Il 5 marzo, subito dopo il Dpcm - racconta Lorenzi - abbiamo comunicato ai soci la chiusura, restituendo migliaia di euro per le attività che non si sarebbero svolte. Su un canone mensile di 1.900 euro abbiamo cercato di pagare quello che potevamo. Sottolineo che in quasi 27 anni di attività abbiamo sempre pagato tutto. Dopo un paio di mesi ci è arrivata la lettera di fine locazione, con l'indicazione, in caso, dell'aumento del canone dal 2022 a 2.200 euro".

"Non vogliamo assolutamente scontrarci con la proprietà - specifica subito il presidente del circolo - anzi, vogliamo trovare un accordo. Tanto che abbiamo accettato tutte queste condizioni. Dal primo settembre abbiamo riattivato alcuni corsi e ripreso a pagare il canone intero. Abbiamo un debito di 16mila euro che possiamo ripianare. Il punto è che le trattative col passare dei mesi si sono evolute e ci è stata chiesta una fideiussione. Prima di un anno, che seppur con le difficoltà di chi si sarebbe accollato la garanzia abbiamo accettato, poi a giugno scorso una nuova richiesta: una fideiussione a copertura di tutto il contratto 6 + 6, cioè il blocco dei beni per una persona per 12 anni. Per noi, ma per chiunque direi, non è una via percorribile".

La richiesta della proprietà resta legittima. Se non dovesse cambiare nulla, il circolo Agorà dovrà lasciare via Bovio. "Sono uno dei fondatori - racconta Valter Lorenzi - ci abbiamo messo la vita qua. Non c'era niente, all'inizio. Molti lavori li abbiamo fatti noi. C'è sicuramente un legame affettivo. Ma vale anche per la città: sono passati migliaia di pisani da qua, con corsi di interesse civile e sociale. Abbiamo ospitato tanti intellettuali e artisti, qui si è formata una parte della cultura del nostro Paese. Quel mondo oggi si schiera con noi con una raccolta firme che abbiamo promosso, sia cartacea che online su change.org. In pochi giorni abbiamo raccolto 2mila adesioni". 

Una questione che va oltre il normale 'rapporto di affari' fra locante e locatario. "Abbiamo ad esempio una biblioteca di 8mila volumi - incalza Lorenzi - stavamo per entrare nella rete Bibliolandia. Dove andrà questo materiale?". La meritevolezza della tutela emerge già da un contributo ottenuto dal circolo, durante la pandemia, dal bando sulle locazioni fatto dal Comune di Pisa: "Abbiamo ottenuto in quel caso circa 6mila euro, che sono andati direttamente alla proprietà. E va bene così. Abbiamo già raccolto migliaia di euro grazie a raccolte fondi che abbiamo promosso. Vogliamo ora trovare una soluzione per rimanere dove siamo". 

L'appello promosso con le raccolte di firme è per chiedere alla politica una presa di posizione. "Abbiamo avuto incontri informali con l'assessore alla Cultura di Pisa Pierpaolo Magnani e con il presidente della Provincia Massimiliano Angori, incontreremo poi l'assessore regionale alle Politiche sociali Serena Spinelli. Abbiamo chiesto di parlare con il sindaco Michele Conti. Vorremmo che gli enti sostengano la continuità della nostra esperienza. Convincendo la proprietà a rinunciare alla fideiussione irricevibile, a dare una copertura alla stessa, oppure, se proprio non si può rimanere nella nostra sede storica, a metterci a disposizione uno dei tanti edifici pubblici vuoti presenti a decine in città".

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