#apriamoluniversità: il flash mob di Confcommercio sotto al Rettorato

La protesta lunedì 29 giugno. L'associazione di categoria sulla decisione di far ripartire le lezioni di presenza a partire dal secondo semestre: "Decisione prematura che avrà pesanti ricadute economiche"

Con gli hastag #nonchiudiamoilcommercio e #apriamoluniversità Confcommercio Pisa lancia un flash mob sotto le finestre del Rettorato, in lungarno Pacinotti per convincere il rettore, Paolo Manacarella, a far ripartire le lezioni in presenza già dal primo semestre del prossimo anno accademico.

"Apriamo l'università - afferma la presidente di Confcommercio Federica Grassini - perché a prevalere in una delle più antiche università d'Europa non può essere il panico, ma una gestione razionale, consapevole e calcolata dei rischi e dell'applicazione dei giusti sistemi di protezione. Voglio ricordare al Rettore che sono riaperte fabbriche e attività commerciali, manifestazioni sportive e cinema". Secondo l'associazione di categoria far partire le lezioni in presenza dal secondo semestre è una decisione che avrà "pesanti ricadute economiche, prematura e priva di un confronto con le autorità cittadine, sindaco in testa".

"Rettore e Senato accademico dovrebbero spiegarci, se ne sono capaci - aggiunge il direttore Federico Pieragnoli - perché molti altri atenei italiani sono pronti a riaprire e Pisa risolutamente no. Fino adesso non hanno ascoltato le nostre istanze, ecco perché nel rispetto di tutti, forti del consenso di tanti imprenditori e commercianti che si trovano, dopo mesi di Covid, sull'orlo del baratro, lunedì 29 giugno saremo sotto il Rettorato per far sentire ancora più chiaramente la nostra voce. Sono invitati anche tutti gli esponenti politici e le principali istituzioni cittadine, per scongiurare quello che si configura come un incredibile lockdown in salsa pisana”.

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Conclude il direttore: "L'offerta di servizi di Pisa e dell'area pisana è calibrata sui numeri di studenti che l'università pisana ogni anno accoglie ed ospita. Parliamo di un indotto di migliaia di persone, che vivono e lavorano su questi servizi, e che non possono essere abbandonate a loro stessi da una decisione irresponsabile, se così fosse confermata".

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