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Piazza dei Miracoli, flash mob dei bancarellai: "Presi in giro dal Comune. Chiediamo soltanto di lavorare"

In occasione della celebrazione del Capodanno pisano, giovedì 25 marzo, i commercianti di piazza Manin si sono radunati sotto la Torre per far sentire la loro voce. Presente anche Confesercenti Toscana Nord

"In fin dei conti non chiediamo chissà cosa. La nostra richiesta è semplice: quando ripartirà il turismo, vorremmo essere messi nelle condizioni migliori per poter lavorare": in estrema sintesi è questo il messaggio lanciato questa mattina dai commercianti delle bancarelle di piazza Manin che, in occasione delle celebrazioni del Capodanno pisano, si sono riuniti in un flashmob qualche metro più in là rispetto al loro abituale posto di lavoro. Gli operatori si sono radunati sotto la Torre, per mostrare in silenzio le loro istanze ai vertici del Comune, della Provincia e della Regione riuniti nel frattempo in Duomo per la celebrazione del rito del raggio di sole.

Gianmarco Boni, presidente del Consorzio dei Miracoli, raccoglie le voci dei colleghi disposti intorno a lui: "Oggi si sono radunate oltre 100 famiglie. Mi preme sottolineare questo: quando si parla delle bancarelle e degli ambulanti che ci lavorano, tendiamo a dimenticare che per ciascun operatore c'è una famiglia alle spalle che da ormai un anno è in gravissima difficoltà. Come se non bastassero le difficoltà passate e presenti, all'orizzonte ci sono presagi molto negativi: la proposta del Comune di 'diffondere' i banchi in vari punti della città, fuori dal contesto della piazza, è da bocciare".

"Palazzo Gambacorti, stando alle ultime novità, non ha la minima intenzione di mantenere le parole spese e le promesse fatte durante la campagna elettorale" incalza Boni. "La soluzione di Piazza Manin, con una serie di gazebi osceni, che noi per primi condanniamo e non apprezziamo, sarebbe dovuta durare un anno - continua il presidente del Consorzio dei Miracoli - invece siamo arrivati a otto anni senza, nel frattempo, aver maturato nessun altro programma applicabile e condiviso". Gianmarco Boni ripercorre in breve lo sviluppo della concertazione tra i commercianti e il Comune: "Prima dell'esplosione della pandemia, era stato stilato un accordo di massima che prevedeva l'installazione di bancarelle mobili, nuove, ecosostenibili. Le postazioni erano distribuite tra l'angolo di piazza dei Miracoli attiguo alla porta delle mura, piazza Manin, via Santa Maria e via Roma. Dopo quasi due anni questa proposta è stata tracciata completamente".

Tra gli operatori era presente anche una delegazione di Confesercenti Toscana Nord, che sostiene la posizione dei commercianti in contrasto con la proposta del Comune. Luigi Micheletti, presidente dell'area pisana dell'associazione, commenta: "Le zone individuate dall'amministrazione per la ridistribuzione delle bancarelle sono totalmente sbagliate. Nel parcheggio scambiatore di via Pietrasantina gli affari sarebbero praticamente azzerati. E anche altre zone, come l'ex parcheggio della Sita in via Cammeo, sono fortemente penalizzanti".

"Una cosa è certa - aggiunge Micheletti - la situazione di piazza Manin non è più sostenibile. E' un bazar della peggior specie che degrada il loro lavoro e il fantastico patrimonio culturale di piazza dei Miracoli. Questa è l'unica parte del programma sul quale siamo tutti d'accordo. Da questo punto di partenza siamo pronti a proseguire nel dialogo con il Comune per riuscire a trovare una soluzione realmente percorribile, che valorizzi il lavoro dei commercianti". Il responsabile dell'area pisana Simone Romoli continua: "Mi pare che i diritti dei lavoratori siano stati accantonati in favore delle interpretazioni burocratiche suggerite dalla Sovrintendenza dei Beni culturali, che sostiene l'incompatibilità tra le bancarelle, di qualsiasi tipo, e il sito Unesco di piazza dei Miracoli. In realtà non esistono documenti ufficiali dell'organizzazione mondiale che indichino questo divieto categorico".

"La soluzione delle bancarelle mobili, montate su ruote, non ha niente di differente rispetto ai banchi che si vedono in centro a Firenze, oppure a Padova nei pressi della basilica di Sant'Antonio o a Venezia in piazza San Marco - conclude Romoli - sono tutti siti Unesco, per i quali valgono le medesime regolamentazioni applicabili a Pisa. Perché soltanto qua ci si ostina a tenere lontani i commercianti dai flussi turistici? Perché si è preferito, negli ultimi otto anni, mostrarsi agli occhi di tutto il mondo con l'immagine degradante dei gazebo in piazza Manin?".

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