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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

"Se ci tenessero alla vita, l'aborto sarebbe libero sicuro e gratuito": corteo in centro a Pisa

Manifestazione di Non una di meno Pisa, il 28 settembre, in occasione della Giornata mondiale per l'aborto sicuro

Si è svolto per le vie del centro di Pisa, ieri 28 settembre, il corteo di Non una di meno in occasione della Giornata mondiale per l'aborto sicuro. Una manifestazione dal motto 'Furios3 - Risale la marea' che rilancia la mobilitazione in materia di diritti delle donne, a partire dalla libertà di autodeterminazione del proprio corpo, ampliandosi poi più in generale alla cultura dei diritti e all'educazione sessuale, alle diversità e all'affettività, alla contraccezione, con anche un richiamo alle recenti elezioni ed alle questioni politiche cittadine, come il destino della Limonaia sgomberata ormai più di un anno fa.

"Scendiamo in piazza - scrivono le attiviste in una nota - perché in tutto il mondo non è possibile abortire in sicurezza e ciò significa la morte per 50mila persone all'anno (e 22 milioni di aborti non sicuri). Scendiamo in piazza perché venti reazionari e fondamentalisti soffiano da Stati Uniti, Ungheria, Polonia, Malta, Iran. Nonostante oltre cento anni di campagne per l'aborto in paesi di tutto il mondo, l'attacco senza precedenti di questi mesi nega i nostri diritti conquistati, ci discrimina sulla base del sesso assegnato, ci toglie il diritto alla privacy e all'autonomia sul nostro corpo, viola la separazione tra Stato e Chiesa e distrugge lo stato di diritto. Soprattutto, permette agli Stati di costringerci a portare a termine gravidanze indesiderate, con conseguenze a vita per tutte le persone coinvolte. In Italia la situazione non è migliore: la legge 194, che disciplina l'accesso all'aborto, permette l'obiezione di coscienza del personale medico, e nel nostro paese arriva quasi al 70%. I consultori pubblici sono stati progressivamente ridotti, dagli anni 70 ad oggi: sono adesso circa 1800 quelli attivi sul territorio nazionale, di gran lunga meno di un consultorio ogni 20.000 abitanti, come disciplinerebbe la legge 405".

Circa le recenti elezioni politiche "questa campagna elettorale è stata all'insegna delle dichiarazioni dei peggiori catto-fascisti e i loro amici che minacciano 'la piena applicazione della 194', rinforzando i primi articoli della legge che permettono l'entrata delle associazioni anti-scelta cattoliche integraliste nei consultori. Non basta una donna candidata premier che porta avanti politiche fasciste e misogine a fermare la violenza, sappiamo che nessun governo sarà dalla nostra parte. Assistiamo a un rilancio della triade 'Dio, patria e famiglia', declinato nelle forme più sessiste, razziste, omolesbobitransfobiche e abiliste, riproponendo l'imposizione di rigidi ruoli di genere che vedono le donne relegate ad un destino biologico per la riproduzione e la crescita della nazione bianca. La maternità non è vista come scelta, ma diventa un ricatto in cambio di accesso a un misero reddito, mentre le persone lgbtqia+ scompaiono dall'agenda politica".

"Vogliamo il diritto di decidere sul nostro corpo - conclude Non una di meno - vogliamo che l'attenzione alla vita sia attenzione all'autodeterminazione per tutte le persone. Abortire è un diritto umano inviolabile che tocca tutti gli aspetti dell'esistenza e che non può essere solo di chi ha un privilegio di classe, razza, salute e genere. Sosteniamo quel personale medico e infermieristico che con tenacia cerca di arginare le difficoltà causate dall’elevato tasso di obiezione. Sosteniamo tutte le persone e le organizzazioni che forniscono informazioni, accesso alle pillole abortive e servizi di assistenza all'aborto, compreso il teleaborto, l'aborto autogestito e l'assistenza post-aborto. Sosteniamo e sviluppiamo applicazioni digitali per l’assistenza all’aborto, diffondiamo sui social media e con ogni mezzo le storie incarnate e rafforziamo i nostri legami con le reti di supporto: Obiezione Respinta, Women on Web, IVG ho abortito e sto benissimo".

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