Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Giornata Mondiale del Rifugiato: Pisa attiva nell'accoglienza, anzi...no

Mentre il prossimo 27 giugno si terrà una cena in cui verranno resi noti i dati relativi al progetto di accoglienza a Pisa, alcune associazioni condannano l'operato delle Istituzioni: "Migranti isolati a San Rossore e a Tombolo"

Oggi, 20 giugno, si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita nel 2000 come occasione per ricordare la condizione di milioni di persone in tutti i continenti costretti a fuggire dai propri paesi a causa di persecuzioni, torture e conflitti. Anche a Pisa, che grazie al progetto SPRAR è tra i 418 Comuni d'Italia che accolgono rifugiati, sarà ricordata questa giornata il prossimo 27 giugno, attraverso una cena presso il Circolo Arci Unità del Cep, organizzata dalla Società della Salute e dal Comitato pisano dell'Arci. La cena sarà preparata da alcuni partecipanti al progetto che hanno seguito un corso di cucina presso l'agenzia formativa Soc. Coop. Aforisma (Per prenotazioni Arci Comitato di Pisa tel. 05023278 interno 12 - entro il 24/06). Dopo gli interventi di rappresentanti delle istituzioni impegnate nel progetto, tra il primo e il secondo piatto è prevista la proiezione di un video con i dati statistici relativi all'accoglienza nel progetto Sprar a Pisa. Il ricavato della cena (10 euro per adulti, 5 euro per i bambini, gratis sotto i 6 anni) sarà in parte devoluto al finanziamento di un ulteriore progetto di specializzazione culinaria.

POLEMICHE. Ma c'è chi storce il naso sull'appellativo di 'Pisa, città che integra'. Si tratta di Progetto Rebeldìa e l'associazione Africa Insieme. "Mai come quest’anno non possiamo non mettere in evidenza come i diritti di chi fugge dalla guerra e dalla povertà sono in Italia sempre più negati. Questo accade anche a Pisa, con un sistema di accoglienza che in realtà è una continua violazione dei principi a cui questa dovrebbe ispirarsi - affermano le associazioni - da mesi ragazzi che hanno attraversato il deserto, e rischiato la vita in mare, vivono in condizioni di 'isolamento', nel mezzo del Parco di San Rossore, o a Tombolo, tenuti a margini della città perché restino invisibili. I protocolli quasi sempre non sono rispettati, e soprattutto non si avvia nessun reale percorso perché questi uomini e queste donne, spesso con bambini, possano avviare dei percorsi di autonomia. Nella nostra città manca qualsiasi forma di coordinamento tra gli enti pubblici, tra il Comune e la Provincia, tra la SDS e il Centro Nord Sud. L’unica cosa su cui sembrano molto coordinati invece è nel non prendersi alcuna responsabilità. Gravi sono le carenze e vige l’assoluta mancanza di programmazione di lungo periodo, che per le vite di chi arriva da lontano, significa non avere alcuna prospettiva".

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