Cronaca

Giorno della memoria: il ricordo dell'ex questore Angelo De Fiore

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Un Questore giusto tra i “Giusti di Israele”.

Ricordato in Questura, nel giorno della commemorazione della tragedia della Shoah, il Dr. Angelo De Fiore.

Fu Questore di Pisa dal 16 aprile 1955 al 31 gennaio 1956.

Il Questore dr. Gianfranco Bernabei ha voluto ricordare, in un momento di riflessione con i funzionari della Questura, nel giorno della commemorazione della tragedia della Shoah, il Dr. Angelo De Fiore, Questore di Pisa nella metà degli anni cinquanta, è stato tra i primissimi in Italia ad ottenere nel 1966 il riconoscimento dei “Giusti di Israele” ed a vedere il suo nome scolpito nella stele della collina degli ulivi, nel più grande monumento dedicato alla Shoah.

Angelo De Fiore nacque a Rota Greca (CS) il 19 luglio del 1895. Dopo il matrimonio si trasferì a Roma, ove vinse il concorso per Funzionario di Pubblica Sicurezza.

Negli anni tragici e difficili dell’occupazione nazista, prestò servizio, presso la Questura di Roma, quale dirigente dell’Ufficio stranieri e, attendendo a questo incarico, salvò centinaia di vite umane.

Come Palatucci a Fiume, creò una voluta confusione negli archivi: molti ebrei stranieri ebbero i nomi camuffati; decine di ebrei italiani furono regolarizzati come profughi dall’Africa Settentrionale. Carte false, incluse le tessere annonarie, elaborate con un tal “signor Charrier”, che poi nel suo ufficio ottenevano i timbri ufficiali e poi i permessi di soggiorno.

Testimonianze di questo suo operato si rinvengono sul libro “Il ghetto sul Tevere”ove si legge: “quel De Fiore si dimostrò un campione di solerzia nel mettere adisposizione degli instancabili investigatori tedeschi i suoi schedari, quelli che decideva lui, facendone sparire molti altri, quelli che per la Gestapo non dovevano esistere”.

Altre testimonianze atte ad evidenziare l’opera di Angelo De Fiore, si ricavano dai ricordi del figlio Gaspare e della figlia Enza.

Il Figlio Gaspare racconta che, allora diciannovenne, si trovava a Roma in piazza Mattei, in attesa del padre. Quando questi sopraggiunge, Gaspare sta per andargli incontro, ma è sorpassato da un uomo che correndo ed urlando qualcosa in ebraico si getta ai piedi del padre abbracciandolo alle ginocchia. Dai negozi, dai magazzini, dai portoni escono numerose persone, quasi tutte donne vestite a lutto, che si fanno attorno. Parlano a voce alta, concitati.

Uno di loro dice in Italiano: “E’ tornato il nostro Angelo Salvatore”. Ed un altro: “Gli devo la vita, gli devo la vita”.

Un altro ancora, un giovane, racconta a tutti: “Ero stato preso in una retata e portato alla pensione Jaccarino di via Tasso, avevo nome e documenti falsi, ma i tedeschi insistevano. Volevano che dicessi di essere ebreo, che qualcuno aveva fatto la spia, mi interrogavano, mi davano botte. Poi entra lui, mi dà uno schiaffo e mi grida: “Ti hanno preso eh? Cos’hai rubato stavolta? Lo conosco bene questo qua, un ladruncolo da poco. Mandatemelo in Questura. I tedeschi mi fecero uscire a calci”.

La figlia Enza ricorda che, finita la guerra, si recò in un negozio dietro Largo Chigi, al fine di acquistare un paio di guanti di pelle. Alla cassa, chiese quanto doveva pagare e la risposta fu: “ Niente signorina De Fiore” .

“ Come niente? E come sa il mio nome? “ esclamò sorpresa la signorina Enza.

“ Lei non mi conosce “ rispose la signora che stava alla cassa, “ ma io sono venuta tante volte a casa vostra per ringraziare suo padre. Diciamo così, questo regalo è pelle contro pelle “. Enza De Fiore quei guanti li ha conservati per tutta la vita.

Angelo De Fiore fu Questore di Forlì ( dal 7 settembre 1953 al 15 aprile 1955), Pisa ( dal 16 aprile 1955 al 31 gennaio 1956) e La Spezia (dal 12 agosto 1957 al 9 gennaio 1960) . Morì a Roma, il 18 febbraio del 1969.

Per il coraggio ed i sentimenti mostrati, nel 1954 fu insignito della “Legion d’Onore” della Repubblica Francese.

Già nel marzo del 1955, l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane così gli scriveva in una lettera: “La ringraziamo perché col suo fermo atteggiamento riuscì a salvare centinaia di ebrei, interpretando le inique disposizioni razziali con nobile ed umana sensibilità, collaborando con le organizzazioni ebraiche, noncurante delle conseguenze che tale atteggiamento addensava sulla sua posizione e sulla sua stessa vita”.

Nel 1966 il suo nome è stato inserito, al pari di quello di Perlasca e Palatucci, tra i “Giusti d’Israele” ed è scolpito sulla stele della Collina dell’Olocausto in Gerusalemme.

Il 2 maggio del 2004, il comune di Rota Greca, in provincia di Cosenza,  ha dedicato un monumento al suo illustre cittadino.

A Pisa lo ricordano alcuni pensionati del corpo delle guardie di P.S. in pensione: il maresciallo Ibelli Gaetano, il maresciallo Angioni Virgilio e l’Appuntato Dini Elio, che hanno lavorato con lui definendolo come  un uomo non qualunque, di alti valori umani, fino e discreto, colto al punto di saper parlare correntemente in latino e greco.

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