I Cobas Sanità sulla gestione del Coronavirus all'ospedale Cisanello

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Da questa grande emergenza sanitaria che sta coinvolgendo ormai tutto il nostro paese, emergono molteplici interrogativi che alimentano preoccupazioni e paure di chi è chiamato in prima persona a fronteggiare questa onda dilagante di contagio virale. La vittoria in una guerra ad un nemico così subdolo dipende da molteplici fattori: l’immediatezza delle azioni da intraprendere, l’organizzazione, il numero delle unità, l’immediata disponibilità di mezzi, i dispositivi di sicurezza individuale, le apparecchiature tecnologiche e un numero sufficiente di posti letto in Terapia Intensiva e di Sub Intensive. Elementi, questi, che sono stati tragicamente trascurati e sottovalutati, perdendo tempo prezioso.

Di esempi e di linee guida da seguire ne avevamo abbastanza: gli eventi e le immagini della Cina erano agli occhi di tutti, e avevano delineato un modello da seguire, una preziosa opportunità da prendere al volo. Ma non lo abbiamo fatto. A partire dal nostro governo, che ha instaurato un crescendo di restrizioni e di decreti ma senza agire nell’immediatezza della situazione, inducendo la popolazione a non recepire l’urgenza e la pericolosità di ciò che stava accadendo, agevolando comportamenti, allo stato attuale delle cose, irresponsabili e che stiamo pagando a caro prezzo. In campo sanitario le regole sono dettate da Protocolli in continuo divenire in base all’evoluzione dei pazienti ricoverati covid e tali disposizioni inoltrate agli operatori sanitari, in un susseguirsi continuo e spesso contrastante con le precedenti disposizioni, generano nel personale disorientamento e incomprensione e tanta insicurezza.

In questi giorni la nostra Azienda (AOUP) si è preparata al peggio vista la pesante situazione della Lombardia, sta attendendo l’ondata di piena del contagio. Il Presidio di Cisanello è stata completamente stravolto nell’ubicazione delle Unità Operative: sono state potenziate alcune Rianimazioni e sfruttando gli spazi delle Sale Operatorie sono stati creati i posti di Sub Intensiva. Molte U.O. sono state chiusi per creare posti letto di Degenza dedicate ai pazienti contagiati, quindi l’intero edificio 30 è divenuto l’Isolamento Covid di Cisanello per alleggerire anche il carico insostenibile dei reparti di Malattie Infettive e Pneumologia già al di sopra del numero di letti disponibile con percorsi dedicati.

In queste ore la situazione è in continua ascesa, causata anche da pazienti provenienti da province limitrofe, e per aumentare il personale nelle terapie intensive e sub intensive dedicate all’infezione ciascuna terapia intensiva ha staccato delle unità dal turno per garantire assistenza a tutti i nuovi posti letto. Nonostante le assunzione di ulteriore personale dirottato in affiancamento nel Dipartimento di Anestesia e successivamente inviato nell’Edificio Covid, siamo in affanno per la complessità dell’assistenza del paziente Covid e per i presidi di sicurezza da indossare che rendono necessari i cambi tra gli operatori ogni quattro ore. La prima Degenza Covid aperta (36 posti letto) ha determinato continue criticità prontamente segnalate alla Direzione da parte nostra ma ancore inevase.

Con schema modulare stanno aprendo altre degenze Covid ma sempre con le risorse minime senza reclutare quelle dei reparti chiusi o vuoti. Per reggere il carico e far lavorare in sicurezza il personale occorre aumentare il personale nei reparti di degenza Covid. La squadra dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) in questi giorni sta freneticamente segnalando gli errori che si verificano nella gestione della sicurezza degli operatori.

I dispositivi di protezione individuale sono presenti nei reparti Covid, ma vengono ancora drasticamente razionalizzati presso il Dipartimento di Anestesia al Dea e in vari punti critici. Per la seconda volta il personale degli ambulatori di S Chiara protestano per la mancanza di presidi come le semplice mascherine chirurgiche.

Denunciamo dopo averlo fatto presente anche alla Dirigenza che:
- L’organizzazione del personale infermieristico dell’edificio 30 dedicato a Covid presenta ancora delle carenze e il numero delle unità in turno non è sufficiente a garantire lo svolgimento dei lavori in sicurezza;
- Che i tagli indiscriminati da parte della politica nel corso degli ultimi anni, hanno distrutto sistematicamente e volutamente la sanità italiana, creando enorme carenza di posti letto, riducendo allo stremo personale medico ed infermieristico, privilegiando la sanità privata. A nulla è valso il monito degli operatori e dei sindacati, per fermare questo scempio che ci ha trovati di fronte a questa emergenza completamente impreparati. Bisogna cambiare da subito!
- Che i nostri dirigenti ospedalieri, preposti a organizzare e condurre la grande macchina sanitaria, pagati profumatamente per questo lavoro, oggi si muovono nei loro uffici con presidi che non gli servono perché gli basta la sola mascherina chirurgica come prevista da protocollo al personale sanitario per accogliere i pazienti potenzialmente asintomatici, o contagiati, col solo ausilio delle mascherine chirurgiche.

Bisogna che ci sia più chiarezza in questa fase complessa ed emergenziale da parte Dirigenziale nel rispondere più chiaramente alle domande senza risposta sollevate ogni giorno dal loro personale sanitario. Non bastano solo le comunicazioni di delibere inviate per mail o appese nelle bacheche dei vari reparti, ma bisogna ascoltare le osservazioni raccolte sul campo, partecipando attivamente alla vita, alle paure, alle perplessità di tutti gli operatori che attualmente si ritengono privi di protezioni sicure e quindi “sacrificabili”.

Ad ogni riunione ci dicono sempre “ i presidi ci sono...tutti si lavora in sicurezza...tutto va bene… basta seguire le procedure e tutto andrà bene… verificheremo ” ma la parola TUTTO è uguale alla parola NIENTE. Secondo gli ultimi dati dell’ISS sono saliti a 6205 i sanitari contagiati superando il 9% della popolazione Sanitaria che non si è ammalata da sola o per caso?

Allora ci domandiamo se è un delitto pretendere di lavorare meglio, con più personale, in condizioni più umane. Il personale sanitario di fronte al malato non vuole rischiare di trovarsi a fare da “capro espiatorio” verso cui riversare la rabbia e la sofferenza per un’assistenza che sempre meno si fa carico delle sue esigenze. Oggi li chiamiamo angeli, eroi. Ma nessuno pensa a quello che è successo negli ultimi decenni, quando la loro professionalità è stata continuamente svilita dai tagli e da politiche sanitarie al ribasso. E anche ora il governo si “lava le mani”, pensando di cavarsela con lo stanziamento a favore del personale sanitario di ben 100 euro per il mese di marzo, emulando l’antica usanza medioevale di offrire vino alla truppa prima della battaglia. Ma la professionalità non ha prezzo, e la vita delle persone non si compra!! Le responsabilità saranno perseguite.

Il sindacato di base COBAS Sanità - Pubblico impiego, a fronte dell’allarmante aumento del numero di operatori sanitari contagiati reso pubblico dall’Istituto Superiore di Sanità, che si aggira ad oggi intorno alle 2000 unità, sta preparando una diffida per la violazione della legge 81 del 2008 sulla sicurezza sul lavoro e per l’articolo 7 del decreto 14 del Presidente del consiglio che cancella la quarantena per il personale sanitario asintomatico entrato in contatto con soggetti a rischio Covid 19.

Cogliamo l’occasione per informare che da alcuni giorni il gruppo di terapia intensiva composto da più rianimazioni Covid ha lanciato una raccolta fondi su Facebook “Insieme per la terapia intensiva di Cisanello” nella speranza che le donazioni contribuiranno anche all’acquisto di DPI per il personale Sanitario, Speriamo che anche in questa circostanza non valga il solo “si salva chi può” con derisione “liberatoria” degli altri in completa assenza della tanta ventilata “Umanità” verso gli indifesi.

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