Cronaca

Il gender nelle scuole

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Il Comitato “Famiglia, scuola, educazione” di Pisa, chiamato impropriamente in causa nella mozione “urgente” del 14 dicembre, approvata dal Consiglio comunale con la sola opposizione dei Consiglieri di minoranza di area “centro-destra” (che impegna il Consiglio a “consolidare e potenziare lo sviluppo di progetti rivolti alle famiglie, per riflettere sulle tematiche di genere e sul peso che esercitano i modelli culturali ecc. ecc.”, a “promuovere … giornate di studi che aiutino la diffusione di buone pratiche, ecc. ecc.”, nonché a “consolidare e potenziare l’attivazione … di corsi di aggiornamento rivolti ad educatori di nido e maestri/e per promuovere l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa … e per fornire strumenti e conoscenze in merito all’identità di genere, ecc. ecc.”) intende precisare:

- che non ha promosso alcuna “campagna” essendosi limitato, con il precedente comunicato del 29.11 scorso, a porre alla pubblica attenzione la questione del mancato rispetto, da parte di istituti scolastici in ambito comunale, del diritto prioritario dei genitori ad essere tempestivamente e dettagliatamente informati sui contenuti dei progetti “integrativi” (P.O.F.) extra programma didattico e sui “docenti” esterni a cui detti progetti sono affidati, tra cui vi sarebbero esponenti di rilevo delle associazioni L.G.B.T.Q (Lesbo-Gay-Trans-Bisex-Queer), che fanno sistematica azione di propaganda nell’ambito dei cd. “studi di genere” (o “gender”, all’inglese);

- che, per questa ragione, si reputa gravemente lesivo del suddetto diritto dei genitori l’aver omesso, in taluni casi, di fornire adeguata e tempestiva informazione ai genitori degli alunni in modo da consentire loro di prestare o negare il proprio consenso a che i loro figli partecipino a tali progetti;

- che, in particolare, su temi quali l’ “affettività” e l’ “identità di genere”, è implicata direttamente la responsabilità educativa, morale e giuridica, dei genitori; responsabilità che, in base alla Costituzione Italiana (art. 30), non può essere esautorata per nessun motivo e affidata alla scuola;

- che dal mancato rispetto della procedura del “consenso informato” possono derivare conseguenze giuridiche, non solo di tipo amministrativo ma anche civilistico, laddove i genitori verificassero che i loro figli sono stati coinvolti, durante l’orario dei P.O.F., in contesti che hanno recato turbamenti o inibizioni con ripercussioni sulla loro salute psichica;

- che, dunque, per scongiurare tali eventualità, con il precedente comunicato il Comitato ha semplicemente richiesto, in via cautelativa, che tali progetti vengano sospesi al fine di verificare in quali situazioni non si sia proceduto, secondo la normativa vigente (tra cui le Linee Guida ex art. 1 c. 16 L. 107/15 sulla cd. “buona scuola”), a raccogliere il preventivo consenso dei genitori previa dettagliata informazione sia sui contenuti specifici del progetto, che sul curriculum personale dei responsabili di tali progetti.

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