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Foto d'archivio

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Confcommercio lancia lo sciopero fiscale: "Diecimila imprese a rischio chiusura"

Secondo i dati dell'associazione di categoria circa un quarto delle aziende pisane che operano nel settore terziario rischierebbero il fallimento

"Diecimila imprese pisane rischiano l'estinzione, per sopravvivere non abbiamo altra via d'uscita che lo sciopero fiscale". E' quanto afferma la presidente di Confcommercio Pisa Federica Grassini, che si dice "pronta insieme ad oltre 50mila imprese toscane del commercio, del turismo e dei servizi ad una protesta clamorosa, forte e inevitabile come lo sciopero fiscale". Secondo Grassini il "Governo è evidentemente disinteressato alla imminente liquidazione di migliaia di imprese, impossibilitate per legge a lavorare, e quindi a fatturare e a incassare, non preoccupandosi di fermare i costi delle nostre aziende, che invece continuano a correre inesorabilmente”.

Una situazione "paradossale - prosegue la presidente di Confcommercio Pisa - perché al di la dei cosiddetti ristori, appena sufficienti a pagare qualche bolletta, non ci è stata concessa neppure la sospensione dei contributi. Alziamo la voce e faremo di tutto per evitare la liquidazione definitiva, perché non si può cancellare in questo modo una intera economia che conta 23mila imprese provinciali del commercio, del turismo e dei servizi (su un totale di 44 mila) che da sole producono 8 miliardi e 800 milioni di Valore Aggiunto, pari al 74% del Pil prodotto da tutto il sistema economico pisano e garantendo occupazione per oltre 75mila persone".

Secondo le previsioni dell'associazione di categoria sarebbero 10mila le imprese pisane a rischio chiusura. "Da qui al 31 dicembre - afferma Grassini - certificheremo il crollo dei ricavi e l'esposizione alla chiusura per il 41% delle imprese del terziario della provincia di Pisa, ovvero circa 10 mila aziende, con ricadute apocalittiche specialmente sui comparti della ristorazione della ricezione turistica, dell'abbigliamento, con la pandemia che ha riportato i consumi indietro di trent'anni".

Da qui l'idea dello sciopero fiscale. "Uno strumento di protesta sindacale - afferma il direttore di Confcommercio Pisa,Federico Pieragnoli - legittimata dalla Costituzione, e non c'entra nulla con l'evasione fiscale, anche se siamo consapevoli del fatto che non ci potremo sottrarre al pagamento delle ritenute, dell'Iva e della tassa di soggiorno, mentre  per tutte quelle che possono essere oggetto di sciopero l'ente creditore potrà comunque pretenderne il pagamento. La situazione è drammatica ma una  mano sul fronte dei tributi potrebbe arrivare anche dai comuni, in virtù della legge di bilancio del 2020 che consente alle amministrazioni comunali di dilazionare i pagamenti dei tributi locali fino a 72 rate mensili".

 

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