Incidente all'impianto chimico a Santa Croce: niente criticità ambientali

Il 26 novembre 2015 lo scoppio alla Cromochim, con fuoriuscita di soluzione acida. Chiuse le indagini Arpat che non hanno rilevato inquinanti

Lo schema di espansione della nube

Sono state completate le misure di emergenza ed i relativi monitoraggi ambientali previsti da Arpat per l'incidente alla Cromochim di Santa Croce sull'Arno. In quella occasione ci fu un'esplosione e la fuoriuscita di prodotto acido, con la creazione di una nube.

In una recente nota tecnica al Comune di Santa Croce l'ente di controllo ha escluso criticità dal punto di vista ambientale, che rendano necessaria l'interruzione dell'attività presso le aziende limitrofe. Per quanto concerne invece la ripresa dell'attività presso la Cromochim, la ditta ha presentato all'inizio di febbraio una documentazione tecnica in cui si impegna a realizzare varie modifiche per scongiurare il ripetersi di un simile incidente.

A seguito dell'episodio del 26 novembre scorso il Sindaco di Santa Croce sull'Arno emise infatti l'ordinanza 20/2015 che prevedeva delle prescrizioni vincolanti per l'eventuale ripresa dell'attività presso l'installazione Cromochim e delle aziende limitrofe coinvolte nell'incidente.

Le indagini Arpat hanno comportato prelevamenti di terreno, calcolate in base al meteo, con la confrontazione rispetto campioni 'puliti'. Le concentrazioni di Cromo esavalente e Cromo totale risultavano inferiori o compresi tra i valori normativi. Anche se i riscontri analitici risultano talvolta superiori al valore di bianco, questi comunque rispettavano le Concentrazioni Soglia di Contaminazione pertinenti, prese a riferimento per le bonifiche dei suoli contaminati.

Prelevati anche campioni di acque superficiali dalla rete delle acque meteoriche, posta lungo la via del Melaccio, a monte ed a valle dello stabilimento Cromochim. Dalle rilevazioni è apparso che l'effetto dell'incidente ha interessato le acque della fognatura bianca solo nel tratto di fognatura di fronte allo stabilimento Cromochim.

In altri punti non è risultata significativa la concentrazione di cromo VI (1,0 μg/L) dal momento che i valori misurati sono risultati confrontabili con quello a monte dello stabilimento Cromochim. In occasione dell'incidente, la ditta aveva provveduto ad utilizzare sodio bisolfito, agente che ha la funzione di ridurre il cromo dallo stato esavalente a trivalente nelle zone interessate. Tenuto conto che la fognatura invia al depuratore di Santa Croce S/A, gestito dal Consorzio Aquarno Spa, risulta ad Arpat che l'incidente del non è stato impattante sulla matrice acqua.

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