Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Infermieri pisani sul piede di guerra: "No all'articolo che schiavizza i professionisti"

Nell'occhio del ciclone l'articolo 49 del Codice Deontologico che "legittima di fatto il demansionamento continuativo degli infermieri"

Gli infermieri di Pisa contro l’ordine nazionale della professione, la Federazione nazionale Ipasvi: il Consiglio Provinciale mette in discussione il Codice Deontologico, valutando l’idea di non applicare l’articolo 49 “che - spiega il presidente del Consiglio Ipasvi di Pisa Emiliano Carlotti - legittima di fatto il demansionamento continuativo degli infermieri, prescrivendo loro di coprire qualsiasi tipo di disservizio o lacuna nell’assistenza sanitaria attraverso il meccanismo della compensanzione”.

Una vera e propria dichiarazione di guerra contro l’Ipasvi nazionale, il quale, secondo quanto riportano gi infermieri di Pisa, ha risposto minacciando sanzioni disciplinari verso i componenti del collegio pisano. “Rivendichiamo il diritto di esprimere la nostra opinione su un Codice Deontologico ormai datato - dichiara Carlotti - che rischia di produrre pesanti storture, accentuando le carenze strutturali del sistema sanitario e i costanti disagi subiti dalla categoria, con la complicità dei vertici”. “Scriveremo un nuovo Codice - va avanti il presidente del Collegio pisano - e lo porteremo all’attenzione dell’Ipasvi nazionale”.

“Il dibattito non può più attendere - prosegue Carlotti - in quanto gli effetti di questo articolo si ripercuotono sui pazienti: in ultima analisi sono loro a subire le conseguenze di un meccanismo, quello della compensazione, che legittima lo sfruttamento indiscriminato degli infermieri a scapito della qualità del servizio”.

“Il Collegio Ipasvi e la Federazione nazionale - sintetizza Emiliano Carlotti - sono la nostra casa professionale, il luogo dove discutere, confrontarsi e prendere decisioni. Siamo stati eletti con la promessa di portare il metodo partecipativo all’interno della politica professionale e siamo sempre più convinti che un Codice Deontologico degno di questo nome sia tale solo se recepisce le istanze condivise della professione. Non è più il tempo di ristrettissime commissioni nominate dall’alto che mettono tutti di fronte a un fatto compiuto”.

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